Clay Regazzoni Story – parte prima

Clay Regazzoni Story – parte prima

«Pensando positivo e vivendo sempre fino in fondo tutte le esperienze, Clay Regazzoni mi ha insegnato ad amare la vita. Il gusto della vita l’ho imparato proprio da Clay, e dopo il mio incidente il suo insegnamento è stato ancora più prezioso. Perché se c’era un talento di Clay superiore agli altri questo era il suo pensare positivo.» [Niki Lauda]

Gian Claudio Giuseppe Regazzoni, meglio conosciuto come Clay, nasce a Lugano, in Svizzera, il 5 settembre 1939. Dopo un lungo tirocinio presso la fabbrica dello zio, dove diventa un esperto meccanico, all’età di 24 anni entra nel mondo delle corse – spinto in parte dall’amico Silvio Moser – disputando alcune cronoscalate a bordo di una Austin-Healey Sprite. Alle sue spalle poche esperienze, ha da poco finito il corso di guida sportiva indetto dall’Automobile Club della Svizzera e l’entrata nel mondo delle competizioni non è di certo dei migliori. Il giovane Regazzoni decide quasi immediatamente di cambiare vettura, passando alla Mini, dove coglie pochi piazzamenti e molti ritiri. La svolta si ha nel 1965, dove su oltre 200 partecipanti dimostra di essere il più veloce al corso di guida di Jim Russell, ottenendo prima il volante di una De Tomaso, poi di una Brabham.

Proprio con la Brabham F3 coglie i suoi primi podi presso i circuiti di Vallelunga e Monza. Così per il 1967 si guadagna il sedile presso la scuderia italiana Tecno, vincendo il “XV Gran Premio de España”, corso sul circuito di Jarama ed arrivando secondo nella Coppa Europa in gara unica presso l’Hockenheimring, permettendo così alla Svizzera di vincere la Coppa delle Nazioni. Nel ’68 disputa ancora diverse gare in F3, vincendo però questa volta la tanto ambita Coppa Europa non soltanto per la sua nazione, ma anche per se stesso. Lo stesso anno scampa ad un pericoloso incidente presso il circuito di Monte Carlo: all’uscita della variante dopo il tunnel Regazzoni perde il controllo della sua Tecno, che va ad infilarsi sotto il tagliente guard-rail; soltanto la prontezza di riflessi del pilota svizzero gli permette di accucciarsi nell’abitacolo, evitando di essere letteralmente tranciato a metà.  Per il resto della stagione il suo impegno principale è comunque la F2, dove saltando tre delle nove gare riesce comunque ad agguantare due podi. Notato dalla Ferrari firma immediatamente il contratto per la stagione 1969, alternandosi tra Campionato Europeo con la Dino 166 F2 e con la Tecno 68 – Cosworth.

E finalmente nel 1970 Regazzoni ottiene le sue prime affermazioni, diventando prima campione europeo con l’affidabile e conosciuta Tecno, poi prendendo parte alla 24 Ore di Le Mans, nella  categoria Sport Prototipo. A bordo di una Ferrari 512 S in coppia con un altro italiano, Arturo Merzario, dopo solo due ore di gara la coppia fu però costretta al ritiro a causa di un incidente.

Nei due anni seguenti gareggerà ancora nel Campionato Mondiale Marche con la Ferrari 312 PB, vincendo la 1000 km di Monza in squadra con il polivalente Jacky Ickx, la 9 ore di Kyalami ancora in coppia con Merzario, contribuendo sostanzialmente alla vittoria della Ferrari come scuderia a fine campionato. Nel 1973 viene invece ingaggiato dall’Autodelta e posto alla guida della nuova Alfa Romeo 33 TT/12; seppur l’inizio sia promettente, alla fine dell’anno non arriveranno risultati tali da consentire il proseguimento del binomio Regazzoni-Autodelta:  tre ritiri consecutivi alla 1000 km del Nürburgring, alla 1000 km di Zeltweg ed alla Targa Florio.

Però già dal 1970 Clay aveva avuto modo, sempre grazie all’accordo con Ferrari, di mettere piede nel circus motoristico più grande di tutti, quello della Formula Uno. Dove tra alti e bassi, farà conoscere se stesso al pubblico, oltre a permettere a sua volta l’entrata in scena di uno dei piloti più conosciuti ed amati di sempre, Niki Lauda.

Continua…

 

Andrea Villa

 

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