Piero Ferrari nega la necessità di una base inglese

"L'assunzione di Barnard fu un errore"

Piero Ferrari nega la necessità di una base inglese

Mentre l’assenza del Titolo Mondiale da Maranello si sta prolungando sempre di più (l’ultimo iride riservato ai Piloti risale al 2007, il Costruttori al 2008) si moltiplicano le voci di coloro che suggeriscono la formazione di una antenna tecnologica oltre la Manica, in quella Inghilterra che è sede di buona parte dei team di Formula 1. Tra i fautori di questa idea spicca Flavio Briatore, insider del Circus ed ex team principal della Renault ai tempi di Fernando Alonso.

Metterei un bel palazzo al centro tra Red Bull, Mclaren e Williams” aveva detto di recente l’imprenditore. Nella zona tra Londra e Oxford, infatti, c’è la maggior concentrazione delle sedi dei team che poi corrono con diverse licenze. Dalla Mercedes, a Brackley e Brixworth, alla Force India, a Silverstone, passando per Grove, Woking e Milton Keynes.

L’idea però non è piaciuta ai vertici del Cavallino Rampante, compreso il vicepresidente Piero Ferrari. Il figlio del Drake è conscio che l’ultima esperienza di questo tipo, a metà degli anni ’80, non ebbe successo, e dunque non avrebbe senso replicarla. Opinione condivisa anche dal presidente Sergio Marchionne, sempre convinto che la sede della Rossa debba restare al 100% in Italia. “Ci sono stati problemi organizzativi – ha ammesso Piero Ferrari – non è mai facile gestire una squadra con più di mille persone, ma ora la direzione è giusta.”

Il vicepresidente del Cavallino ha anche fatto un mea culpa per quel che riguarda l’esperienza dell’antenna tecnologica inglese degli anni ’80, gestita dal progettista britannico John Barnard. “Sai quale rimane il mio rimpianto più grosso per gli anni in cui mi occupavo dei Gran Premi? – ha confessato Piero Ferrari a Leo Turrini– L’assunzione di John Barnard, alla fine del 1986. Fui io a convincere mio padre, che c’era ancora, della necessità di affidarci a un grande progettista venuto da fuori. Ma Barnard non si integro’ mai nella nostra cultura, fu un errore clamoroso.”

“Questo è il motivo per cui sono d’accordo con Marchionne” ha concluso il figlio del Drake. Che approva, quindi, la strategia introdotta dall’amministratore delegato di FCA volta a promuovere le risorse interne (le cosiddette seconde linee) senza fare troppo affidamento su progettisti “big” venuti da fuori. Con il lavoro concentrato geograficamente solo a Maranello.

Lorenzo Lucidi

 

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