F1 | Sainz, tra il sogno iridato in rosso e lo spettro del fallimento

Il talento, innegabile, dello spagnolo non basta: c’è bisogno della macchina

F1 | Sainz, tra il sogno iridato in rosso e lo spettro del fallimento

“In cinque anni vorrei diventare campione del mondo, è questo il mio obiettivo e credo che Ferrari sia la squadra migliore per riuscirci. Credo di essere al posto giusto al momento giusto, e dobbiamo solo fare in modo che ciò accada. Sai di essere parte di una storia leggendaria, è una grande responsabilità”. Con queste parole, nel corso della presentazione della squadra avvenuta la scorsa settimana, Carlos Sainz ha sottolineato il suo approccio roboante con l’universo della Ferrari.

Alcuni potrebbero scambiarle per parole di circostanza (essendo in Ferrari avrebbe mai potuto dire il contrario?), ma invece paiono proprio parole decise e motivate di un ragazzo che arrivato alla soglia dei 27 anni si ritrova davanti l’occasione più grande della sua vita professionale. Il talento di Sainz non si può discutere, quello che finora ha fatto in Formula Uno è sotto gli occhi di tutti come l’apporto dato in termini di prestazioni alla McLaren nell’ultimo biennio, con Woking che è riuscita a scalare la classifica iridata fino al terzo posto del 2020; ma il sogno legittimo cullato dal neo alfiere di Maranello potrebbe sbattere sul muro della realtà di Maranello che al momento è tutt’altro che in discesa.

Sainz si è dato come arco di tempo un quinquennio (anche se il suo contratto con Ferrari scade nel 2022, forse è prevista una clausola di rinnovo di cui non siamo a conoscenza) per cercare di cogliere l’ambita posta in palio. Nel recente passato due colleghi più illustri dello spagnolo, ovvero Fernando Alonso e Sebastian Vettel, hanno cercato nel medio/lungo periodo di laurearsi campioni del mondo con la Rossa ma hanno purtroppo fallito nel loro intento sportivo.

Ecco perché diviene fondamentale l’aspetto tecnico e con esso le future monoposto che avrà a disposizione Sainz. Lo spagnolo ha stoffa, e chi scrive è certo che possa rappresentare una nota lieta all’interno della Ferrari, ma tutto passa dalla vettura che Maranello darà in mano ai propri alfieri in concomitanza con l’introduzione del nuovo regolamento tecnico/sportivo. Il 2022, seppure il Mondiale 2021 non sia ancora iniziato, è praticamente dietro l’angolo e cannare il progetto non è assolutamente contemplabile per una scuderia dalla storia, blasone e tradizione come la Ferrari oramai a secco a livello iridato da oltre un decennio e che è chiamata al riscatto.

Perché di storie di piloti che arrivano con il sorriso a Maranello e vanno via depressi e a capo chino ne è piena la recente storiografia. Serve una sterzata, un cambiamento di tendenza netto. E chissà che tutto questo non abbia il volto di Sainz (senza dimenticare chiaramente Leclerc). Ma la vettura è la conditio sine qua non. Senza una monoposto competitiva, che possa ambire a scalfire il lungo dominio della Mercedes, le parole resteranno fini a se stesse senza un naturale sfogo pratico. E lo spettro del fallimento sportivo continuerà ad aleggiare sui poveri e incolpevoli piloti…

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