F1 | Hamilton: “Da piccolo sognavo di essere o Superman…o Ayrton Senna”

Il pilota inglese, ospite a "Che tempo che fa", confessa: "Rinnoverò con la Mercedes, è difficile immaginarmi altrove"

F1 | Hamilton: “Da piccolo sognavo di essere o Superman…o Ayrton Senna”

Ospite della trasmissione “Che tempo che fa”, in onda su Rai 1, Lewis Hamilton si è confidato nell’intervista a tu per tu con Fabio Fazio. Si parte dal recente successo iridato, il quarto in carriera: “È stata una stagione incredibile, frutto di un grandissimo lavoro di squadra” – ha detto il pilota britannico, che ha poi annunciato il suo imminente rinnovo contrattuale con la Mercedes. “Sono in Mercedes da quando ho 13 anni, è difficile immaginarmi in un altro posto. Di sicuro ci sarà un nuovo contratto.

Hamilton ha poi parlato dell’idolo di sempre, Ayrton Senna“Ho iniziato a vederlo correre quando avevo dieci anni, insieme a mio papà. I miei genitori si sono separati quando avevo due anni, quindi passavo i weekend con mio papà e Ayrton era il mio preferito: avevo i suoi libri, i suoi poster dappertutto. Tornavo da scuola e guardavo i suoi video. Il mio sogno era essere o Superman…o Ayrton Senna. Il mio sogno era fare qualcosa come lui, arrivare in Formula 1 come Ayrton e vincere qualche campionato”. Eguagliare in Canada il numero di pole position del tre volte campione del mondo brasiliano e ricevere in omaggio dalla famiglia il suo casco “è stato davvero emozionante”, ha ammesso Hamilton.

Tra i tanti temi toccati, The Hammer ha anche citato i sacrifici fatti dalla sua famiglia per emergere in Formula 1: “Sono stato estremamente fortunato, grazie alla mia famiglia. La mia non era una famiglia ricca, sono cresciuto con mio papà in un monolocale. Faceva quattro lavori per mantenermi durante le gare nei primi anni. Faceva qualsiasi cosa per guadagnare dei soldi, poi la McLaren a 13 anni mi ha fatto un contratto, altrimenti non ce l’avrei fatta: costava troppo. È una cosa che mi porto dentro, anche quando sono in gara oggi. Io credo che la fatica che abbiamo fatto, io e la mia famiglia, è la fatica vera. Il mio primo go kart lo abbiamo comprato di quinta mano e gareggiavo contro gente messa molto meglio. Riuscire ad arrivare dall’ultima posizione alla pole position era la cosa che volevo fare: questo mi ha dato carattere, mi ha dato forza: insomma, è stata la fame, che ha anche provocato la rabbia”.

Federico Martino

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