F1 | Gran Premio del Messico: l’analisi della gara

Riviviamo ed analizziamo i momenti più importanti del weekend messicano

F1 | Gran Premio del Messico: l’analisi della gara

Il Gran Premio del Messico è stato uno degli appuntamenti più emozionanti ed imprevedibili della stagione 2018 di Formula 1, dove nulla si è dimostrato scontato e dove i colpi di scena non sono di certo mancati.

A dominare l’appuntamento messicano è stato Max Verstappen, autore di una prova di alto livello in cui la sua egregia gestione delle gomme è stata fondamentale per il successo finale. Sul podio sono saliti anche i due piloti della Ferrari, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, protagonisti di una buona gara. Gli onori del giorno sono però andati a Lewis Hamilton, il quale a Città del Messico è riuscito a centrare il quinto titolo mondiale, raggiungendo Juan Manuel Fangio nell’albo d’oro. Quasi ironicamente, l’alloro iridato è arrivato anche in uno dei peggiori weekend della stagione dell’inglese e della Mercedes, sofferenti e lontanissimi dal gruppo di testa. Giornata difficile anche per Daniel Ricciardo, costretto al ritiro per un problema tecnico sulla sua RB14, l’ennesimo di questa stagione.

Nella zona di centro gruppo ancora una volta Nico Hulkenberg è stato il vero protagonista, centrando un ottimo sesto posto grazie a cui è riuscito non solo a consolidare la sua posizione nel mondiale piloti ma anche a rafforzare quella della Renault nel campionato costruttori, obiettivo importantissimo per il costruttore francese. Menzione d’onore anche per Stoffel Vandoorne e Pierre Gasly, entrambi a punti ed autori di una buona gara.

Dal punto di vista tecnico, quello del Messico è stato uno dei weekend più duri dell’anno per le monoposto, sia per le caratteristiche del tracciato che per le condizioni ambientali. A causa della rarefazione dell’aria, sin dal venerdì i team hanno dovuto gestire le Power Unit, aumentando le dimensioni degli sfoghi di aerazione al posteriore e modificando più volte il regime di rotazione del turbocompressore per salvaguardarlo da possibili rotture, come accaduto nel 2017 con molti motori Renault. A soffrire delle condizioni ambientali sono state anche le gomme, nel bene e nel male fattore decisivo del fine settimana messicano. Le basse temperature, unite alle caratteristiche tecniche della pista e ad un asfalto “green”, hanno provocato grossi fenomeni di graining con cui i piloti hanno dovuto lottare per tutto il fine settimana. La scelta Pirelli di portare mescole particolarmente morbide non ha certamente aiutato da questo punto di vista, tanto da far propendere la maggior parte delle squadre ad evitare l’utilizzo della hypersoft in gara, puntando su composti più duri quali la ultrasoft e la superoft. A pagarne maggiormente le conseguenze è stata la Mercedes, sprofondata in un mare di dubbi e ben lontana dalla vettura che a Singapore e in Russia aveva dominato non solo lato performance, ma anche gestione gomme.

La vittoria di Verstappen

Dopo aver dominato il Gran Premio di Città del Messico nella passata stagione, Max Verstappen si è ripetuto anche quest’anno, portando a casa il secondo successo stagionale e il quinto in carriera. Nell’ultimo weekend della stagione in cui ci si aspettava di vedere una Red Bull estremamente competitiva, grazie alle caratteristiche della pista ed ambientali che hanno consentito alla RB14 essere nelle condizioni in cui poteva esprimersi al meglio, il giovane olandese ha saputo sfruttare al meglio l’occasione costruendosi un successo fatto di costanza e ritmo, in cui la vittoria finale non è quasi mai stata davvero in discussione. L’unica nota amara del weekend è l’aver mancato nuovamente l’appuntamento con la pole position al sabato, perdendo anche l’occasione di ottenere il record come più giovane poleman della storia della Formula 1.

Il successo domenicale di Verstappen sicuramente fonda le sue radici nel primo stint, in cui il giovane pilota Red Bull è riuscito immediatamente a portarsi in testa alla corsa e ad imporre un ritmo inarrivabile per chiunque, guadagnando quei preziosi secondi che gli hanno poi permesso di gestire il resto della gara con una certa tranquillità. Una vittoria che, in un certo senso, ricorda quella dell’Austria, dove anche in quell’occasione l’alto degrado delle gomme era stato il vero protagonista della giornata: come avvenuto a Zeltweg, anche a Città del Messico il pilota della Red Bull ha dimostrato ancora una volta le sue qualità nella gestione gomme, chiave di volta della gara di domenica scorsa. L’unico pilota che è riuscito a mettere potenzialmente a rischio il successo dell’olandese è stato Sebastian Vettel, ma la Red Bull si è dimostrata reattiva prendendo tempestivamente la decisione corretta e bloccando sul nascere un possibile avvicinamento del pilota della Ferrari.

La rimonta Ferrari

Dopo una convincente prestazione negli Stati Uniti, la Ferrari doveva confermarsi per scacciare quei dubbi che l’avevano bloccata nelle ultime uscite. Su una pista non particolarmente adatta alle caratteristiche della monoposto del Cavallino, la SF71H si è comunque confermata nuovamente competitiva, lottando per la vittoria e conquistando il podio con entrambi i piloti. A Città del Messico si sono rivisti i punti di forza e i punti deboli che hanno caratterizzato la stagione della Rossa: molto veloce nei tratti rettilinei, come nel primo settore, ma con qualche difficoltà in quelli più guidati. Difficoltà palesatesi soprattutto nel secondo settore, quello composto da curve veloci in sequenza, come a Silverstone e ad Austin, dove la precisione dell’anteriore Mercedes ed il carico aerodinamico della Red Bull hanno fatto la differenza. Se in qualifica questi fattori sono stati decisivi, relegando Vettel e Raikkonen alla seconda e alla terza fila, in gara i livelli si sono bilanciati e la Rossa si è dimostrata molto competitiva, soprattutto sul fronte del consumo gomme. A differenza di Red Bull e Mercedes, la strategia presa dal muretto per la prima parte di gara non era volta sul mettere pressione a chi stava davanti, bensì a prolungare il più a lungo possibile la vita di una gomma ultraosft che tanto stava faticando con i piloti degli altri top team, in particolare sulla Mercedes. I due alfieri della Rossa hanno svolto un lavoro eccellente da questo punto di vista, gestendo la gomma quei 6/7 giri in più che poi hanno permesso di fare la differenza nel secondo stint di gara. Entrambi hanno poi goduto dei frutti di questa strategia, con Vettel che è riuscito a portarsi fino al secondo posto dopo aver superato Hamilton e Ricciardo, mentre Raikkonen è risalito fino al terzo gradino del podio, complice anche il ritiro dell’australiano della Red Bull.

Pensare di poter puntare alla vittoria finale era difficile, anche se non impossibile. Dopo aver superato Hamilton, Ferrari si è trovata di fronte ad un dilemma: tentare di andare avanti ed arrivare a fine corsa su quel set di supersoft (piano b), oppure seguire quanto era stato programmato ed effettuare una sosta per montare un nuovo set di gomme ultrasoft (piano a)? Gli strateghi di Maranello hanno optato per una diversificazione delle strategie, richiamando Vettel ai box per un terzo stint all’attacco, ma lasciando fuori Raikkonen in una situazione comunque relativamente tranquilla, soprattutto per via delle difficoltà riscontrate dai piloti Mercedes nella gestione degli pneumatici. La scelta di richiamare ai box Sebastian è stata una mossa sbagliata? Ni, ma tendente al sì. È comprensibile che Ferrari abbia voluto tentare un approccio diverso per mescolare le carte e tentare di vincere la corsa, puntando su una strategia aggressiva che avrebbe dovuto mettere, quantomeno nelle speranze rosse, Verstappen in difficoltà, nonostante ciò avesse significato montare una mescola ultrasoft che a dire il vero non si stava rivelando particolarmente performante, al contrario della supersoft che stava rendendo secondo le aspettative. Non si può biasimare il muretto rosso per averci provato: il vero errore, però, è stato quello di rimandare in pista Vettel in una situazione di traffico, dietro a Ricciardo, quando aspettando qualche giro in più, molto probabilmente il tedesco sarebbe riuscito a creare un gap sufficiente per riuscire ad effettuare la propria sosta ed uscire davanti all’australiano della Red Bull. Essersi ritrovati Ricciardo ha condizionato in modo importante la gara del 4 volte campione del mondo, soprattutto perché mentre il tedesco era alle prese con un difficile sorpasso, Verstappen stava incrementando nuovamente il proprio vantaggio in testa alla corsa. In ogni caso, come dichiarato da Vettel stesso a fine gara, la ultrasoft non sembrava offrire quelle prestazioni il team si aspettava prima della sosta, a conferma di quanto quella mescola fosse difficile da gestire domenica scorsa.

Alternativa forse più pratica e conveniente sarebbe stata quella di lasciare in pista Sebastian Vettel, tentando di concludere la corsa senza una seconda sosta. A posteriori, giudicando sulla base dei tempi e dei passi gara dei due piloti di testa, sicuramente non era una strategia da scartare, la quale probabilmente avrebbe potuto dare al tedesco maggiori chance di avvicinarsi a chi lo precedeva e tentare un assalto finale nel corso degli ultimi giri. Ovviamente ciò non vuol dire che l’impresa sarebbe stata più semplice, perché non può essere trascurato il fatto che fino a quel momento Verstappen fosse in gestione gomma e che non avesse bisogno di spingere, avendo a disposizione anche un buon vantaggio su chi lo seguiva. Come dimostrato oltretutto da Daniel Ricciardo, una volta pulito il graining, anche la Red Bull dell’australiano era tornata su ottimi tempi, scampando alla necessità di effettuare una seconda sosta. È quindi difficile pronosticare con certezza come sarebbe finita la corsa nel caso il Ferrarista non si fosse nuovamente fermato. Indubbiamente sarebbe stata una bella sfida che avrebbe potuto regalarci qualche soddisfazione dal punto di vista dello spettacolo.

Anche se non è arrivato il successo finale, la Ferrari si può comunque ritenere soddisfatta del weekend messicano, dove ha confermato quella ritrovata competitività che si era vista ad Austin seppur non fosse uno dei Gran Premi più adatti alle caratteristiche della SF71H.

Giornata difficile in casa Mercedes

Se Red Bull e Ferrari sono state le protagoniste in positivo della gara di Città del Messico, quella in negativo è stata senza dubbio la Mercedes, grande sconfitta dell’appuntamento messicano. Una domenica agrodolce per il team tedesco, perché se Lewis Hamilton è riuscito a portare a casa il quinto titolo mondiale, è anche vero che la prestazione opaca di domenica scorsa non era di certo il risultato ideale per festeggiare il raggiungimento di un traguardo così importante nella carriera del pilota inglese. Durante la corsa la W09 sembrava essere sprofondata in una crisi senza fondo, inadeguata sia dal punto di vista prestazionale che quello della gestione delle gomme, chiave dei successi dell’ultimo mese.

Sin dalle prime fasi di gara, entrambi i piloti delle “Frecce d’Argento” hanno lamentato importanti problemi di graining, tanto da richiedere una seconda sosta per reale necessità e non per scelta strategiche. Indubbiamente l’aspetto più interessante e forse sorprendente delle difficoltà incontrate dal team campione del mondo riguarda come questo fenomeno non si verificasse solo sulle coperture anteriori, come ampiamente preventivato da Pirelli e come accaduto anche per le altre squadre, ma anche su quelle posteriori, risultando l’unico team dei top 3 a soffrire di questi fastidioso problema. Evidentemente la W09 durante le fasi della corsa non soffriva solamente di sottosterzo, ma anche di sovrasterzo, costringendo le gomme a lavorare in condizioni non ideali. Ad incidere negativamente sulle prestazioni della W09 in terra messicana potrebbero essere stati diversi fattori, tra cui un assetto sbagliato, magari troppo sbilanciato sulla ricerca delle prestazioni in qualifica. Non è neanche da escludere che l’aumento delle pressioni minime delle gomme posteriori, modifica approvata da Pirelli tra il venerdì e il sabato, abbia inciso negativamente sul bilancio complessivo della vettura tedesca. Sicuramente in casa Mercedes ci sarà da lavorare intensamente nei prossimi giorni per capire quasi siano stati i problemi che nelle ultime due gare non hanno permesso alla W09 di esprimere il proprio potenziale, subendo oltretutto anche distacchi piuttosto pesanti.

Force India, opportunità sprecata

Con sole poche gare al termine della stagione, la lotta a centro gruppo si è fatta sempre più viva ed intensa, alla ricerca di quei punti che potrebbero far avanzare o confermare le posizioni delle squadre nel mondiale costruttori. Se Nico Hulkenberg ha conquistato per l’ennesima volta un ottimo sesto posto per la Renault, confermandosi il “primo degli altri” e garantendo al team francese quei punti per mettere in cassaforte il quarto posto in campionato, la delusione del weekend è stata senza dubbio la Force India, sprecona rispetto all’opportunità che si era costruita. Come si era capito sin dal venerdì, montare la hypersoft per il primo stint di gara sarebbe stata una mossa quasi controproducente, una scelta che in molti avrebbero voluto evitare.Pensando alla corsa, Force India ha deciso di seguire proprio questa strategia, rinunciando a qualificarsi con la mescola più morbida nel Q2 del sabato, in modo da avere la possibilità di partire poi in gara con un compound più duro, nella fattispecie la supersoft.

Una strategia che, sulla carta, avrebbe potuto dare i suoi frutti e portare la Force India a lottare per il sesto ed il settimo. Peccato che in gara, per via di incidenti, problemi tecnici e scelte sbagliate da parte del team, la squadra inglese non sia riuscita a concretizzare e ad ottenere i risultati di una mossa audace ed intelligente. Un contatto al primo giro ha complicato in modo decisivo la gara di Esteban Ocon, costringendolo a fermarsi e a dover recuperare dal fondo. Peggio è andata a Sergio Perez, beniamino di casa, fermato da un inconveniente tecnico sulla sua monoposto, anche se al momento del ritiro la sua corsa si era già complicata a causa di un pit stop anticipato da parte dei suoi strateghi, ingolositi dalla possibilità di sfruttare la Virtual Safety Car, ritornello visto più volte durante questa stagione. Un appuntamento che avrebbe dovuto e potuto essere un punto di svolta per la Force India nel mondiale costruttori per riuscire a superare la McLaren, divenuto invece il Gran Premio dei rimpianti.

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