F1 | Personale Ferrari e Racing Bulls in ritardo a Melbourne per la Guerra in Medio Oriente

La FIA annulla il coprifuoco solitamente previsto prima delle Libere 1

F1 | Personale Ferrari e Racing Bulls in ritardo a Melbourne per la Guerra in Medio Oriente

Il campionato del mondo di Formula 1 2026 si appresta a inaugurare una nuova ed entusiasmante era tecnica, ma il debutto sul tracciato dell’Albert Park è stato preceduto da una delle settimane più caotiche che la logistica del Circus ricordi negli ultimi decenni. Mentre le scuderie finalizzavano i preparativi per portare in pista le nuovissime monoposto, l’aggravarsi del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha trasformato il trasferimento verso l’Australia in una vera e propria prova di sopravvivenza organizzativa.

La chiusura improvvisa di ampie porzioni dello spazio aereo in Medio Oriente, causata da attacchi missilistici e incursioni di droni nella regione, ha tranciato le rotte consuete che collegano l’Europa all’Oceania, costringendo team e addetti ai lavori a peripezie degne di un romanzo d’avventura.

Guerra in Medio Oriente: la Ferrari e il “ponte aereo” d’emergenza

Tra le squadre più colpite dal caos spicca la Ferrari. Nei giorni scorsi, diverse indiscrezioni avevano sollevato dubbi persino sulla possibilità che il Cavallino Rampante potesse schierare regolarmente le proprie vetture a Melbourne. Una parte consistente del personale tecnico è rimasta bloccata a Doha, nell’impossibilità di lasciare il Qatar a causa delle restrizioni al volo. Per ovviare a questa emergenza, la casa di Maranello è stata costretta a una mobilitazione straordinaria, integrando la spedizione australiana con membri del “test team” solitamente impiegati nelle attività di sviluppo in Italia.

Anche la partenza dalla sede europea non è stata priva di ostacoli. Solo nella giornata di martedì la Ferrari è riuscita a far decollare un volo charter diretto verso l’Australia, una situazione condivisa con l’altra scuderia italiana, la Racing Bulls. La factory di Faenza ha dovuto affrontare criticità identiche, vedendosi costretta a rincorrere il tempo per garantire la presenza di meccanici e attrezzature entro la prima sessione di prove libere.

La decisione della FIA: stop al coprifuoco

Data la natura eccezionale degli eventi, classificati ufficialmente come “causa maggiore”, la FIA è dovuta intervenire con un provvedimento d’urgenza. Per consentire a Ferrari, Racing Bulls e a tutti i team che hanno subito ritardi nelle coincidenze, con scali impensabili per arrivare a Melbourne, la Federazione ha deciso di sospendere i vincoli legati al coprifuoco.

Nello specifico, le restrizioni previste dal “Periodo limitato 1” e dal “Periodo limitato 2”, che impongono lo stop ai lavori rispettivamente 42 e 18 ore prima dell’inizio delle Libere 1, non verranno applicate per l’appuntamento di Melbourne. Questa deroga permetterà ai meccanici di lavorare senza sosta durante la notte per assemblare le monoposto e configurare i sistemi elettronici necessari alla nuova era regolamentare.

Sull’argomento è intervenuto Marc Gené, ambasciatore della Ferrari e voce di Sky Sport, che ha analizzato la complessità del momento, sottolineando come la struttura del calendario abbia evitato un disastro ancora più grande.

“Dobbiamo ammettere che la situazione attuale presenta sfide enormi, ma ritengo che le cose avrebbero potuto assumere contorni ben più drammatici. Se consideriamo quanto accaduto negli anni scorsi, quando la stagione prendeva il via proprio in Bahrain, il rischio concreto sarebbe stato quello di restare totalmente bloccati nel cuore dell’area di conflitto. Questo non toglie nulla alla complessità logistica di questi giorni, dato che la stragrande maggioranza di noi viaggiava con Emirates e prevedeva scali in territori ora inaccessibili, tenendo conto che nessun velivolo di linea può coprire la distanza per l’Australia senza effettuare un rifornimento intermedio”.

Per quanto riguarda i piloti, il problema è stato decisamente più contenuto rispetto al resto dello staff. La quasi totalità dei protagonisti si sposta utilizzando jet privati, il che garantisce loro una flessibilità enorme nella pianificazione delle rotte e degli orari. Sebbene Melbourne resti tradizionalmente la destinazione più onerosa sotto il profilo dei costi di volo, in questa specifica circostanza il volo privato si è rivelato la soluzione più lineare, seppur non certo la più economica, per garantire la puntualità. D’altronde, la presenza dei meccanici in pista è vitale, ma senza i piloti l’intero evento perderebbe la sua ragione d’essere.

Calendario 2026, fortemente a rischio le gare di Bahrain e Arabia Saudita

“Guardando al futuro immediato del calendario, le tappe in Australia, Cina e Giappone non sembrano correre pericoli e si svolgeranno regolarmente, mentre per tutto ciò che seguirà bisognerà attendere l’evoluzione degli eventi – ha detto ancora lo spagnolo a Cadena Ser. È fondamentale che la FIA prenda una posizione definitiva con un margine di anticipo considerevole; non dimentichiamo che esistono squadre logistiche che si mettono in viaggio con quindici o venti giorni di anticipo rispetto al resto del paddock per allestire le strutture necessarie a ogni singolo Gran Premio”.

L’ombra del conflitto non minaccia solo la logistica immediata, ma l’intera tenuta del mondiale. Sebbene ci sia ottimismo per il completamento del weekend australiano, restano forti dubbi sulla fattibilità dei Gran Premi in Bahrain e Arabia Saudita, previsti per metà aprile. Il mondo del motorsport ha già visto il WEC cancellare i test pre-stagionali e la gara inaugurale a Losail, ve lo abbiamo riportato ieri in via eccezionale, preferendo far partire il campionato da Imola, pista attenzionata da FIA e Formula 1 in caso di cancellazione delle due gare arabe, con Istanbul e Portimao alla finestra. Tre posti per due, ma non mancherebbero le ulteriori alternative come quella nostalgica del Nurburgring.

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