F1 GP Cina | Ferrari, Hamilton: “Subiamo troppo nei rettilinei, ma la SF-26 dà buone sensazioni”
"Sono contento perché è stato fatto un gran lavoro dopo le prove libere", ha detto Lewis
Il venerdì del weekend in Cina ha riconsegnato un Lewis Hamilton molto sereno, capace di prendere una seconda fila che dimostra un approccio totalmente diverso del campione del mondo inglese rispetto allo scorso anno. Mentre il box di Charles Leclerc riflette sulle difficoltà di un sesto posto amaro, il sette volte iridato ha saputo interpretare probabilmente al massimo una SF-26 ancora in fase di decifrazione, fermando il cronometro sul quarto tempo assoluto per la griglia della Sprint Race. Il distacco di sei decimi dalla pole position di George Russell è un dato che non può essere ignorato e che fotografa perfettamente l’attuale stato dell’arte in Formula 1: la Mercedes ha iniziato questa nuova era regolamentare con lo stesso piglio dominante che caratterizzò l’alba dell’ibrido nel 2014.
Per Hamilton, tornare a lottare per le posizioni di vertice a Shanghai ha un sapore speciale. Proprio su questo asfalto, un anno fa, il britannico colse la sua prima e finora unica vittoria Ferrari durante la gara breve del sabato. Quell’acuto isolato sembrava essere l’inizio di una storia d’amore mai realmente iniziata in pista, ovviamente disatteso dalle pessime prestazioni della SF-25.
La metamorfosi Ferrari tra le sessioni: il lavoro degli ingegneri
La giornata di Hamilton non era iniziata sotto i migliori auspici. Durante le prove libere mattutine, il pilota inglese era apparso in difficoltà con il bilanciamento della vettura, arrivando persino a un testacoda che aveva sollevato dubbi sulla direzione intrapresa. Eppure, nel breve lasso di tempo tra le PL1 e le qualifiche Sprint, il reparto ingegneristico della Ferrari ha operato una vera e propria trasformazione, restituendo a Lewis un mezzo più sincero tra le mani.
“Posso dirmi estremamente soddisfatto del risultato odierno, merito soprattutto di un lavoro magistrale compiuto dal team e dagli ingegneri, che sono stati in grado di trasformare radicalmente il comportamento della vettura dopo una sessione di prove libere davvero complessa, segnata anche da un mio testacoda. La macchina mi ha finalmente trasmesso sensazioni positive, anche se è innegabile che subiamo un passivo troppo pesante nei tratti rettilinei; è un limite su cui dobbiamo concentrare ogni nostra energia a Maranello per incrementare la nostra potenza complessiva”.
“Eravamo consci di questa situazione, sapendo che la Mercedes, al pari di altri concorrenti, ha iniziato a lavorare sui nuovi regolamenti con un certo anticipo rispetto a noi, ricalcando un po’ quanto avvenuto nel 2014 quando fecero un balzo in avanti straordinario. Il nostro compito ora è innalzare il nostro livello qualitativo per azzerare questo distacco. Se guardiamo alla dinamica pura della vettura, riusciamo a essere assolutamente competitivi all’interno delle curve, ma purtroppo la mancanza di spinta ci penalizza eccessivamente non appena la strada si spiana”.
Il nodo power unit e il rinvio dell’ala “Macarena”
Il cuore del problema della SF-26 risiede nella gestione esasperata dell’energia imposta dal regolamento 2026. La ripartizione paritaria tra spinta termica ed elettrica sta mettendo a dura prova i sistemi di recupero di Maranello, che nei lunghi rettilinei di Shanghai sembrano piantarsi prematuramente rispetto alla superiore efficienza Mercedes. Mentre la W17 continua a spingere con una costanza impressionante fino alla fine della retta, la Ferrari soffre di un clipping anticipato che costa decimi preziosi.
In questo contesto si inserisce il giallo tecnico dell’ala posteriore rotante, ribattezzata “Macarena”. Testata lungamente nelle PL1, la soluzione è stata accantonata per la sessione di qualifica. Si tratta di un componente progettato per ridurre drasticamente la resistenza all’avanzamento, ma che evidentemente non ha ancora raggiunto la maturità necessaria per garantire stabilità. Il fatto che sia stata rimandata suggerisce che i dati raccolti non abbiano soddisfatto pienamente i piloti, preferendo una configurazione più tradizionale e prevedibile per l’unica sessione ufficiale del venerdì.
“Riguardo alla decisione di rimuovere l’ala posteriore rotante per le qualifiche, non conosco ancora i dettagli precisi, ma bisogna considerare che l’introduzione di quel componente non era originariamente prevista prima della quarta o quinta gara stagionale; forse si è trattato di un test leggermente prematuro. In ogni caso, i riscontri iniziali sono stati incoraggianti e sono certo che torneremo a metterla alla prova non appena lo sviluppo sarà completato in ogni dettaglio”.
Strategia per la Sprint: la super partenza come speranza
Nonostante il deficit di potenza pura, la Ferrari ha un asso nella manica che potrebbe rimescolare le carte allo spegnimento dei semafori: la partenza. La SF-26 ha dimostrato fin dai test invernali una capacità scatto fuori dal comune rispetto alla concorrenza. Partendo dalla quarta piazza, Hamilton ha l’opportunità concreta di infilarsi tra le Mercedes e di scavalcare un Lando Norris solitamente poco incisivo nel corpo a corpo.
La gara breve di domani sarà dunque una sfida di resistenza tattica. Se Hamilton dovesse riuscire a guadagnare posizioni nelle prime curve, potrebbe sfruttare l’ottima percorrenza della Ferrari nei tratti misti per difendersi dalla prevedibile rimonta Mercedes sul dritto. Shanghai è una pista che permette il sorpasso, ma la gestione delle temperature degli pneumatici e la ricarica della batteria saranno i veri temi caldi di una Sprint che si preannuncia elettrica, in tutti i sensi.
Il pilota britannico sembra aver ritrovato quello smalto necessario per trascinare la squadra oltre i limiti tecnici attuali. Mentre la fabbrica di Maranello lavora a pieno ritmo per affinare la power unit e riportare in pista l’ala “Macarena” in configurazione definitiva, Hamilton si prepara a fare quello che gli riesce meglio: massimizzare il risultato con il materiale a disposizione.
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