F1 | Sainz: “In Cina solo 18 macchine al via, non è una bella immagine per il nostro sport”
"Evidenzia come le power unit siano troppo complesse", ha detto lo spagnolo
Il mondiale di Formula 1 2026 sta affrontando una criticità tecnica che rischia di minare la spettacolarità dei Gran Premi e la percezione del Circus agli occhi del pubblico globale. Dopo le prime due tappe stagionali, un dato statistico balza all’occhio: non si è ancora disputata una singola gara con la griglia di partenza al completo. Tra guasti meccanici dell’ultimo minuto e complessità elettroniche, ben sei vetture sono rimaste ferme ai box o lungo il tracciato prima ancora che i semafori si spegnessero. L’ultimo episodio a Shanghai, ha visto appena diciotto monoposto schierate, riaccendendo un dibattito tra piloti, dirigenti e organi federali.
Il Gran Premio di Cina ha rappresentato il punto più basso di questa tendenza. Entrambe le McLaren, la Williams di Alex Albon e l’Audi di Gabriel Bortoleto non sono riuscite a prendere il via a causa di problemi tecnici di varia natura. Questo scenario segue quanto già visto nel round inaugurale in Australia, dove Oscar Piastri e Nico Hulkenberg sono stati costretti alla resa anticipata, sebbene nel caso dell’australiano pesasse anche l’incidente durante il giro di schieramento. Al centro delle critiche non c’è solo la sfortuna dei singoli, ma l’intero impianto regolamentare che ha debuttato quest’anno, caratterizzato da power unit estremamente sofisticate.
La critica di Carlos Sainz alla complessità tecnica
Carlos Sainz è stato tra i primi a esporsi mediamente, sollevando dubbi sulla direzione intrapresa dalla massima categoria. Lo spagnolo ha puntato il dito contro la ripartizione 50/50 tra la potenza generata dal motore a combustione interna e quella prodotta dalla parte elettrica. Secondo il pilota della Ferrari, l’attuale architettura dei propulsori, unita a software di gestione sempre più invasivi e batterie dall’utilizzo estremo, ha reso quasi impossibile per i costruttori garantire una costanza di funzionamento accettabile nelle fasi critiche della corsa.
In merito alla situazione vissuta sul circuito di Shanghai, Carlos ha espresso il suo disappunto con parole molto chiare: “Senza dubbio non stiamo offrendo una rappresentazione positiva del nostro sport. Vedere che quattro vetture, tra cui le due McLaren, la Williams e l’Audi, non riescono nemmeno a posizionarsi sulla griglia evidenzia quanto abbiamo reso difficile la nostra quotidianità con propulsori eccessivamente intricati, software dalla complessità esasperata e sistemi di accumulo dell’energia altrettanto raffinati”.
“Ritengo che questa situazione non sia un bel biglietto da visita. Sebbene spetti sempre alle squadre il compito di mettere a punto i motori, quando i regolamenti diventano così pressanti e pieni di vincoli, diventa arduo ottenere un livello di affidabilità solido per tutti i partecipanti. Sinceramente, nella mia mente ho l’immagine di una Formula 1 ideale e quella attuale ne è molto distante, ma conservo la speranza che attraverso il progresso tecnico e le opportune correzioni alle norme si possano vedere miglioramenti concreti nel breve periodo”.
Il caso dei “cinque secondi” e la battaglia delle turbine
Oltre all’affidabilità generale, un altro fronte di scontro riguarda la nuova procedura di partenza introdotta quest’anno. La FIA ha imposto ai team di mantenere le vetture in una configurazione fissa di pre-start per almeno cinque secondi prima dello spegnimento dei semafori. Questa norma, pensata per evitare vantaggi tecnologici e standardizzare le fasi di scatto, ha invece generato una disparità legata alle diverse filosofie costruttive dei motori.
Il punto nevralgico della discussione riguarda la dimensione dei turbocompressori. Le squadre che hanno optato per turbine di diametro ridotto riescono a raggiungere i regimi di rotazione ottimali molto più velocemente rispetto a chi utilizza componenti più grandi. In una finestra temporale così ristretta come quella dei cinque secondi obbligatori, chi possiede turbine imponenti rischia di trovarsi con una potenza insufficiente al momento dello stacco della frizione, compromettendo l’intera fase di accelerazione iniziale e restando vulnerabile agli attacchi dei rivali.
La linea dura di Frédéric Vasseur
In questo clima di tensione, la Ferrari ha assunto una posizione di netta chiusura verso qualsiasi ulteriore ipotesi di modifica regolamentare in corsa. Frederic Vasseur, team principal della scuderia di Maranello, ha respinto con fermezza le richieste di alcuni avversari che vorrebbero ammorbidire le restrizioni sulle procedure di partenza per compensare le proprie carenze progettuali.
“Ritengo che il tema delle partenze sia stato già affrontato in modo esaustivo con l’introduzione della norma dei cinque secondi di pre-start – ha detto il francese. Già un anno fa avevo sollevato il problema con la Federazione, avvertendo tutti che avremmo incontrato delle criticità seguendo questa strada, ma la risposta che ricevetti fu molto chiara: il compito di un team è costruire una monoposto che rispetti le regole vigenti, non pretendere che le regole vengano cambiate per andare incontro ai difetti della vettura”.
“Noi abbiamo lavorato sodo per allineare il nostro progetto a queste richieste, nonostante i cinque secondi rappresentino uno svantaggio anche per noi. Esiste un limite a tutto e per quanto mi riguarda non ci sono più margini di discussione; la questione relativa alle procedure di partenza deve considerarsi definitivamente archiviata.”
Le parole di Vasseur non hanno lasciato indifferente la concorrenza. George Russell, pilota della Mercedes e figura di spicco della GPDA, ha lanciato un attacco durissimo alla scuderia italiana, accusandola di fare ostruzionismo per fini puramente egoistici. Secondo il pilota britannico, il rifiuto di collaborare a una revisione delle norme starebbe danneggiando l’intero movimento, impedendo di risolvere un problema che riguarda la regolarità delle gare e la sicurezza dei piloti che si trovano imbottigliati a causa di partenze fallimentari.
Secondo Russell, la Ferrari starebbe sfruttando il proprio potere politico per mantenere un vantaggio competitivo acquisito grazie a una migliore interpretazione iniziale delle norme, a discapito della qualità dello spettacolo. Questa frattura tra i top team evidenzia come la stagione 2026 sia giocata tanto sui decimi di secondo in pista quanto sulle votazioni all’interno dei comitati tecnici della FIA. Mentre la Mercedes cerca di spingere per una maggiore flessibilità che possa aiutare i team in difficoltà, la Ferrari resta (giustamente, ndr) arroccata sul principio del rispetto assoluto del regolamento tecnico approvato.
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