Villeneuve Story: da pilota a leggenda

Riviviamo la stagione 1982 fino al tragico incidente che privò la Formula Uno di un grande campione

Villeneuve Story: da pilota a leggenda

“Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco.”

Gilles cominciò la stagione 1982 collaudando, durante l’inverno, la nuova 126 C2, riuscendo per altro a far registrare il miglior tempo sul circuito di Fiorano dopo appena 2 giornate. Tuttavia il campionato non partì nella stessa maniera: sia nel Gran Premio di Sudafrica che in quello del Brasile fu costretto al ritiro per problemi tecnici, mentre in quello degli Stati Uniti fu squalificato nel post-gara, dopo che i giudici ritennero irregolare l’alettone della sua monoposto. Alla vigilia del GP di San Marino si presentarono al via solo 14 vetture in seguito ad uno sciopero contro un esposto della FIA e la gara si prospettò immediatamente tra la Ferrari e la Renault; ma dopo che in gara entrambe le vetture francesi furono costrette al ritiro, venne dato ordine dai box Ferrari di diminuire il ritmo per non provocare eventuali ed indesiderati guai, che avrebbero così impedito la doppietta. L’altro pilota del cavallino, Didier Pironi, non sembrò però carpire tale ordine: superò Villeneuve (che aveva anche fatto segnare il giro più veloce) ed andò a vincere, causando una reazione furiosa del canadese che tagliò tutti i ponti con lui  mentre il Drake rimase indifferente a riguardo, soddisfatto che la sua scuderia avesse raccolto una doppietta nella gara di casa.

“So bene che un giorno o l’altro finirò per avere un tremendo incidente.”

Con parecchia rabbia repressa e forti tensioni all’interno del team, Gilles si presentò al Gran Premio del Belgio, disputato presso il circuito di Zolder. Le qualifiche stavano volgendo al termine ed al box del cavallino attendevano l’arrivo del pilota canadese. Un rientro che non avverrà mai. Giunsero presto notizie di un grave incidente tra la Ferrari del pilota con il numero 27 e la March di Jochen Mass.

“Non ho mai pensato di potermi fare male, almeno non in modo grave. Se pensi che può succedere a te, come puoi fare questo lavoro? Se pensi che puoi avere un incidente è chiaro che non puoi andare forte per quanto potresti. E se non lo fai non sei un pilota. Alcuni ragazzi in F1… beh, per me non sono piloti. Loro guidano un’auto da corsa e basta. Fanno un lavoro a metà e allora mi chiedo: perché non cambiano lavoro?”

Alle ore 13.52 Villeneuve stava percorrendo in piena la discesa che portava alla Terlamenbocht, la curva del bosco. Improvvisamente trovò davanti a sé Mass che stava scaldando le gomme della propria monoposto per il giro lanciato; vedendolo arrivare da dietro, pensò di spostarsi a destra, lasciandosi così sfilare dal ferrarista, tuttavia Gilles aveva già preso quella traiettoria e l’impatto fu breve: la 126 C2 colpì ad oltre 220 km/h la ruota posteriore della March, carambolò per aria compiendo una serie di looping che la scaraventarono 25 metri più in là. La forza dell’impatto con il terreno fu tale che la macchina venne nuovamente sbalzata ed uno dei pannelli della scocca, cui erano collegati gli attacchi della cintura di sicurezza, cedette trascinando con sé il sedile: il povero Gilles fu scaraventato complessivamente per 50 metri e ricadde, con il sedile ancora attaccato, sulla spalla destra strappando la prima rete di protezione con tutto il corpo e battendo il collo contro un paletto della seconda rete. Nel fatale incidente perse le scarpe ed il casco, ritrovati poi ad oltre cento metri di distanza, i rottami volarono ovunque e solo per pura fortuna anche Mass non venne coinvolto.

Trovandosi nelle vicinanze dell’accaduto alcuni giudici di percorso ed un medico, fu subito dato l’allarme e venne esposta bandiera rossa lungo tutto il tracciato, mentre l’auto medica con a bordo Sid Watkins, il medico ufficiale, raggiunse il luogo dell’accaduto in breve tempo. Fermi per soccorrere Villeneuve c’erano anche altri piloti come Arnoux , Watson, Warwick e lo stesso Mass che aiutarono i commissari di percorso a tenere lontana la crescente folla che si stava accalcando, formando un cordone umano e permettendo all’equipe medica di analizzare la situazione, rivelatasi sin da subito gravissima: il pilota canadese era privo di sensi, cianotico ed edematoso su viso e collo; seppur il battito cardiaco fosse regolare si concluse che doveva esserci stata una frattura della colonna vertebrale, si praticò un massaggio cardiaco e dopo pochi minuti venne caricato sull’ambulanza per essere portato al centro medico dell’autodromo e, da lì, all’ospedale più vicino tramite elicottero.

“Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare; perché io, di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena ne ho bisogno come dell’aria che respiro.”

Jody Scheckter, suo ex compagno di squadra nonché grande amico, su consiglio del dottor Watkins avvisò la moglie di Gilles, Joann, dicendole che il marito aveva avuto un incidente e di raggiungerlo al più presto. Nel frattempo il pilota arrivò presso la clinica St.Raphael, dove l’equipe guidata dal professor De Looz lo sottopose ad un’immediata TAC, la quale evidenziò ciò che si era in precedenza temuto: una grave lesione del tronco encefalico con conseguente rottura delle vertebre cervicali, oltre a lesioni midollari alla base del cranio; De Looz ipotizzò che nella migliore delle ipotesi Gilles sarebbe sopravvissuto rimanendo tuttavia paralizzato dal collo in giù in uno stato vegetativo, senza possibilità di risveglio. Grazie all’ausilio dei macchinari il corpo venne tenuto in vita fino all’arrivo della moglie che, dopo aver a lungo parlato con i medici, diede l’assenso a staccare i macchinari che tenevano in vita quel corpo di cui ne sembrava priva. Erano le 21.12 di sabato 8 maggio.

Amo profondamente il mio Paese, i suoi lunghi inverni, la neve, i silenzi. E la nostalgia si fa ancora più forte quando penso che probabilmente non ritornerò mai più a vivere nella cittadina dove sono nato.”

La salma fu riportata in patria il giorno successivo, mentre il 12 maggio si tennero le esequie, davanti ad una folla immensa di persone, tra cui c’erano Scheckter e Jackie Stewart e numerose autorità del governo canadese; seguendo poi il testamento del pilota, il suo corpo fu cremato e posto presso il cimitero dell’est a Montreal. Dirà di lui Scheckter durante il funerale:”Gilles mi mancherà per due motivi. Primo, lui era il pilota più veloce della storia delle corse automobilistiche. Secondo, era l’uomo più genuino che abbia mai conosciuto. Ma lui non se n’è andato. La memoria di quello che ha fatto sarà sempre qui. “

Molto toccanti furono le parole di Enzo Ferrari, che nutriva verso Gilles un amore quasi paterno:”C’è chi valutava Gilles Villeneuve uno svitato, ma con il suo ardimento e con la capacità distruttiva che aveva nel pilotare auto macinando semiassi, cambi e freni ci ha insegnato cosa fare. È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.”

Molte furono le iniziative per commemorarlo: in Italia una curva dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari prese il suo nome, un busto è presente all’entrata del circuito di Fiorano, la curva del circuito di Zolder presso cui morì ha il suo nome. Il governo canadese intitolò a lui il circuito sull’ Île Notre-Dame, dove tuttora si svolge il GP del Canada, mentre nel 1997 pubblicò dei francobolli raffiguranti Gilles e la sua Ferrari, quella monoposto rossa con il 27 sul musetto, che sapeva incutere timore in chiunque la vedesse nei propri specchietti retrovisori e nello stesso tempo faceva sobbalzare il pubblico presente, creando un’atmosfera magica ed unica.

“Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere.”

 

Andrea Villa

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