F1 | Quello che (non) ci lascia in eredità il GP d’Australia

Il Coronavirus ha stoppato l’inizio della nuova stagione, ma nella mente resterà impressa la mancanza di reattività di FIA, F1 e promotori del GP…

F1 | Quello che (non) ci lascia in eredità il GP d’Australia

La settimana era iniziata programmando la sveglia per il weekend tra notte fonda e alba, dove la Formula Uno sarebbe tornata prepotentemente alla ribalta con il Gran Premio d’Australia. Gara che avrebbe scandito l’inizio della nuova stagione che in tanti pregustavano dopo l’antipasto dei test.

E invece le aspettative degli appassionati hanno fatto purtroppo a cazzotti con la dura realtà del Coronavirus, che ha messo kappaò anche la carovana del Circus. E così la gara dell’Albert Park, che potrebbe essere recuperata più in là nel corso dell’anno, non ci ha permesso di analizzare quei primi timidi segnali che la pista ci avrebbe consegnato.

Le aspettative più grandi, manco a dirlo, era rivolte sulla Ferrari che arrivava all’appuntamento di Melbourne con l’alone di mistero derivante dall’accordo – dai contenuti riservati – siglato con la FIA per la power unit 2019. Una “stretta di mano” segreta che aveva indispettito non poco i 7 team rivali e che aveva messo la Rossa nell’occhio del ciclone mediatico. A parte la questione politica, si attendeva questa prima gara per poter osservare la SF1000 in un contesto più probante e veritiero rispetto alle prove del Montmeló dove era apparsa sottotono. Soprattutto per confutare con la realtà dei fatti le parole di Binotto delle scorse settimane, con il team principal della Rossa che con assoluta schiettezza aveva alzato bandiera bianca per i primi GP. Verità o mega trollata in stile Wolff? Il dubbio continuerà a pervadere la nostra testa. Non ci resta che aspettare tempi migliori, sperando che arrivino quanto prima.

Non solo Ferrari, ma anche Red Bull e Racing Point che avevano mostrato un ottimo potenziale a Barcellona e si erano candidate a fare la voce grossa in quel di Melbourne. Senza dimenticare chiaramente la Mercedes, che partiva con i favori del pronostico per il settimo anno di fila.

Quello che invece si farà fatica a dimenticare e a lasciarsi alle spalle è stata la mancanza di reattività di FIA, Liberty Media e promotori del GP che hanno navigato a vista prima di procedere con l’annullamento della gara. Per carità, alla fine ha prevalso giustamente il buonsenso ma in un contesto difficile come quello che stiamo vivendo la capacità di reazione doveva essere anteposta a qualsiasi altro tipo interesse. Soprattutto quando c’è in ballo la tutela della salute pubblica non bisognava ufficializzare lo stop a due ore dal semaforo verde delle FP1, con la gente già ammassata nei pressi dei cancelli in attesa di entrare in circuito.

Ross Brawn ha detto che quanto accaduto servirà da lezione per le prossime volte. E difatti il piglio è stato subito corretto, con la celere notizia del rinvio delle gare di Bahrain e Vietnam. Perché l’attuale Formula Uno ha bisogno di tutto, tranne che di brutte figure. Non lo merita la sua gloriosa storia e non lo meritano tutti quegli appassionati che spendono fior di soldi in nome di una nobile passione che va solamente preservata.

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2 commenti
  1. Zuffenhausen

    16 Marzo 2020 at 06:13

    Finchè la FIA non si rinnoverà e diventerà un organismo trasparente e imparziale la F1 no tornerà mai ad essere uno sport. Occorre inoltre un nuovo regolamento in cui sia consentito tutto ciò che non è vietato, per lasciare ai team libertà di progettazione e innovazione.

  2. Zac

    16 Marzo 2020 at 09:09

    Racconti verità scomode. E a un artista il finale non si sega.
    https://www.facebook.com/ZeligOfficial/videos/1808217925865673/

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