F1 | GP Gran Bretagna: il racconto della Sprint Qualifying

Max Verstappen si aggiudica la prima Sprint Qualifying introdotta con il nuovo format, secondo Hamilton

F1 | GP Gran Bretagna: il racconto della Sprint Qualifying

La prima Sprint Qualifying della storia della Formula 1 è già entrata negli archivi di questo sport, registrando la vittoria di Max Verstappen, il quale si è imposto su Lewis Hamilton conquistando così la pole position in vista della corsa prevista domani. A determinare la griglia di partenza della gara da trecento chilometri, infatti, sarà proprio il risultato della corsa sprint disputata nella giornata di sabato, il quale ha completamente ribaltato il risultato delle qualifiche del venerdì, in cui l’inglese della Mercedes era riuscito a completare un giro che gli era valso la prima posizione. Una pole position che, a tutti gli effetti, non sarà mai annoverata nell’albo d’oro della Formula 1, in quanto quel titolo sarà assegnato al suo rivale nella lotta per il mondiale, che domani avrà l’opportunità di estendere la sua leadership in classifica.

Cento chilometri di sensazioni contrastanti, perché se da una parte ad animare la sprint qualifying sono stati gli episodi in partenza, grazie soprattutto all’ottimo scatto di Fernando Alonso, dall’altra dopo quel sussulto iniziale lo spettacolo in pista è notevolmente calato, nonostante qualche manovra degna di nota da parte di Carlos Sainz, il quale era suo malgrado scivolato in fondo al gruppo dopo un contatto nel corso del primo giro. È mancato soprattutto quel pathos che nel corso di questa stagione le qualifiche hanno saputo regalare più volte, quell’incertezza che in questo caso si è trasformata in certezza, perché dopo pochi chilometri, tranne sporadici episodi, la classifica era ormai già scritta lasciando un sapore di amarezza.

Dati i riscontri positivi delle prove libere, diversi piloti oltre metà schieramento avevano deciso di sfruttare uno dei set salvati in qualifica non superando il taglio della Q1 e della Q2 per una partenza tutta all’attacco, dove la mescola più soffice avrebbe potuto rivelarsi l’arma vincente per recuperare qualche posizioni. La vera sorpresa, tuttavia, si era riscontrata nel fatto che anche la Mercedes avesse optato per la medesima tattica, diversificando la scelta tra i propri due piloti: Lewis Hamilton avrebbe preso il via sulla media, la quale garantiva maggior flessibilità, mentre Valtteri Bottas si sarebbe schierato in griglia montando un set di pneumatici a banda rossa. Per quanto si trattasse di una soft usata, la decisione del muretto anglo-tedesco era più che comprensibile, perché se il finlandese fosse riuscito a sopravanzare Verstappen allo spegnimento del semaforo, non solo vi sarebbe stata l’opportunità di mettere in crisi l’olandese, ma anche di coprire il proprio compagno di squadra, vero obiettivo della squadra diretta da Toto Wolff. Lo scotto da pagare, tuttavia, lo si avrebbe avuto a sprint qualifying inoltrata, quanto il compound più tenero avrebbe inevitabilmente accusato un calo permettendo ai rivali di approfittarne, a meno che a quel punto non si fosse già creato un gap sufficiente per mettersi al riparo o non si fossero formati i classici trenini che, sfruttando l’ala mobile, avrebbero reso arduo completare delle manovre di sorpasso. Uno scotto che non avrebbe inciso più di tanto sulla performance del numero 77 data l’evoluzione della corsa, che aveva visto Verstappen balzare in testa già dopo pochi metri, complice uno scatto poco felice dalla prima casella da parte di Hamilton. Bottas, a dire il vero, avrebbe avuto l’opportunità di attaccare anche il suo compagno di squadra in curva uno ma, giustamente, aveva desistito dal tentare una manovra azzardata, non solo perché forzare il sorpasso su Hamilton avrebbe avuto poco senso dal punto di vista della squadra, ma anche perché il poco spazio a disposizione avrebbe potuto portare ad un malaugurato contatto tra i due.

Dopo aver conquistato la prima posizione alla partenza, la gara dell’olandese della Red Bull era in discesa e l’obiettivo sarebbe stato solamente quello di gestire gli pneumatici e mantenere la testa della gara fino alla bandiera a scacchi. Un compito che Verstappen era riuscito a svolgere in maniera egregia, aumentando il gap fino ad un distacco di circa due secondi che lo avrebbe messo al riparo da eventuali tentativi d’attacco. Dopo una decina di passaggi, infatti, sia sulla RB16B del pilota di Hasselt che sulla W12 dell’inglese era comparso del blister sulla gomma anteriore destra, fattore che aveva spinto entrambi i piloti a prendere qualche accortezza in più per evitare che il problema potesse diventare più importante, complice la richiesta del muretto Red Bull di non sfruttare i cordoli in modo aggressivo: “È stato divertente. Ovviamente sono felice per questi tre punti, anche se è divertente aver conquistato la pole dopo una gara, ma va bene” – ha spiegato Verstappen al termine della sprint qualifying, grazie a cui ha conquistato anche tre punti per il mondiale piloti -. “Su questa pista è difficile sorpassare, ma abbiamo fatto un’ottima partenza seguita da una bella lotta con Lewis durante il primo giro. Da quel momento abbiamo cercato di dettare il passo, ma continuavamo a spingere, lo dimostra il blistering sulle gomme, che tutti abbiamo dovuto gestire. Partire con un carico minore di benzina ci ha permesso di spingere di più nelle curve veloci, giro dopo giro, e questo non ha aiutato le gomme, ma è stato così per tutti. Ora non possiamo più modificare le vetture per domani, e oggi abbiamo avuto una conferma del fatto che le Mercedes sono vicine. Sembra che noi siamo molto veloci in curva, mentre loro lo sono sul dritto, quindi credo che possiamo aspettarci una gara eccitante e il team ha gestito veramente bene il nuovo format per questo weekend”, ha poi aggiunto Max. L’unico momento in cui le carte in tavola avrebbero potuto subire uno scossone si era verificato nel corso dell’ultima tornata, quando Hamilton aveva spinto sull’acceleratore segnando i migliori intertempi nel primo e nel secondo settore, grazie a cui era riuscito a ridurre il proprio distacco dal rivale intorno il secondo, comunque non abbastanza per pensare di portare un attacco prima del traguardo, anche se è da tenere a mente come molto probabilmente il pilota della Red Bull avesse ancora qualcosa nel taschino, decidendo di non forzare la mano fino a quando non se ne fosse presentata davvero la necessità. Sarà interessante seguire la gestione degli pneumatici nella gara di domani con molto carburante a bordo da inizio gara, con una strategia che si preannuncia come un’alternanza tra le medie e le dure: da una parte, Mercedes sembra aver puntato su un assetto molto scarico, con un’ala posteriore ridotta al fine di segnare velocità di punta più alte sui rettilinei, mentre Red Bull, al contrario, ha optato per una via di mezzo, cercando di trovare un bilanciamento tra la rapidità in curva e quella nel resto della pista, per questo per Hamilton sarà fondamentale cercare il sorpasso immediatamente nella fasi iniziali, altrimenti il rischio è che quello che si ripeta una situazione simile a quanto era già avvenuto in Francia.

Un risultato deludente per il britannico, che domani dovrà cercare di ribaltare le sorti della corsa partendo dalla seconda posizione. A giocare un ruolo importante sulla sua prestazione è stata sicuramente la partenza a rilento dove, nonostante avesse centrato il target sia nella posizione che nelle modalità di rilascio della frizione, aveva accusato del pattinamento nella primissima fase dello scatto, lasciando così campo libero al rivale: “Ho fatto tutto ciò che potevo alla partenza con le temperature e la posizione della frizione, ma ho comunque accusato del pattinamento delle gomme, indagheremo a fondo per capire cosa è successo. Penso che sia grandioso per la Formula 1 provare qualcosa di nuovo, anche se questa gara non è stata particolarmente eccitante dopo il primo giro per quanto mi riguarda. In questa stagione abbiamo fatto molta fatica con alcuni elementi della vettura, ma abbiamo fatto un enorme lavoro nel raggiungere le performance mostrate ieri in qualifica. Anche Valtteri ha fatto un ottimo lavoro e ci stiamo avvicinando. Le Red Bull sono davvero difficili da seguire in pista e, dopo il bel risultato di ieri, mi sento demoralizzato, ma prenderemo il lato positivo per lottare in gara domani”, ha spiegato Hamilton al termine della sprint qualifying, riferendosi anche agli aggiornamenti introdotti dalla Mercedes al fondo e ai bargeboard per cercare di riportarsi in vetta.

Nella sfida di centro gruppo senza dubbio il vero protagonista è stato Fernando Alonso, autore di una partenza magistrale, degna del suo talento, come ci aveva abituato più volte in passato. Sfruttando il vantaggio della mescola più morbida, grazie al set che non aveva potuto sfruttare nell’ultima manche di qualifica dopo aver trovato una precoce eliminazione in Q2, lo spagnolo era stato in grado di recuperare numerose posizioni, fino a portarsi al quinto posto alle spalle di Charles Leclerc. Nel corso dei primi passaggi, dove la gomma soft continuava ad essere competitiva, il portacolori dell’Alpine si era difeso egregiamente sfruttando le doti velocistiche sul rettilineo della sua A521, anche con qualche manovra al limite del regolamento, riuscendo a contenere gli attacchi delle due McLaren, ma con il passare dei giri e l’accentuarsi del degrado dei suoi pneumatici, i due piloti della scuderia di Woking avevano trovato il sorpasso con due belle manovre alla staccata di curva tre, all’interno per Norris e all’esterno per Ricciardo. A fare da spartiacque era stato proprio lo spagnolo, in quanto dopo che nei primi passaggi era riuscito a mantenersi nei pressi del gruppo di testa, tornata dopo tornata il suo distacco dal leader era aumentato progressivamente, fino a raggiungere i quattordici secondi dopo solo sei giri. Per le due MCL35M, tuttavia, il problema non era tanto il gruppo di testa, quanto la corsa di Leclerc che, sfruttando i duelli alle sue spalle, era riuscito a costruirsi un margine importante sulla concorrenza più diretta, fattore che gli avrebbe permesso di gestire con maggiore serenità gli pneumatici fino alla bandiera a scacchi: per quanto l’idea di “sprint” potesse portare a pensare ad una corsa flat-out, così non era stato, perché il tema gomme aveva ritagliato una sua fetta importante, con evidenti fenomeni di blistering. Partendo subito al fianco del Ferrarista, la sfida Ferrari-McLaren potrebbe rivelarsi estremamente interessante nella giornata di domani, soprattutto tenendo a mente che la squadra britannica potrà contare su entrambe le proprie punte nelle zone alte della classifica.

Con le due McLaren che, una volta sopravanzato Alonso, si erano sostanzialmente ritrovate nella terra di nessuno, troppo distanti da Leclerc per tentare una rimonta, ma anche al sicuro dai rivali alle loro spalle, l’attenzione si era concentrato sul gruppetto che li seguiva, con lo spagnolo dell’Alpine a fare ancora una volta da apri pista. Un gruppo piuttosto folto, perché nello spazio di poco più di una decina di secondi erano racchiusi circa dieci piloti, in un lungo trenino in cui l’utilizzo del DRS la faceva da padrone. Nonostante i molteplici tentativi da parte di Sebastian Vettel di avere la meglio sul rivale, protagonista di tante battaglie in passato, le difficoltà dell’Aston Martin di avvicinarsi nel mantenere il passo nei tratti più lenti e, di conseguenza, di non sfruttare a pieno l’ala mobile sui lunghi rettilinei, aveva reso complicato riuscire a fare la differenza. Nonostante una situazione precaria, non si poteva di certo dire che Alonso non ci stesse mettendo del suo, interpretando ogni curva in modo da favorire la fase di trazione e la relativa uscita, mentre il tedesco alle sue spalle cercava di forzare l’ingresso per riavvicinarsi, in particolar modo nei tratti più lenti. Un po’ come il gatto e il topo, una sorta di gioco ad elastico, in cui le alte velocità di punta registrate dall’Alpine giocavano un ruolo importante nella strategia di difesa. Una tattica che aveva funzionato, tanto da consegnargli una preziosa settima posizione finale, che consentirà al due volte campione del mondo di prendere il via della corsa da trecento chilometri dalla quarta fila: un ottimo risultato tenendo a mente che era scattato dall’undicesimo posto in griglia e che domani avrà scelta libera in tema di pneumatici: “È stata una buona sessione per noi oggi e mi sono divertito molto. Penso che abbiamo fatto la scelta giusta partendo con le gomme Soft ed è una posizione migliore per iniziare la gara domani. La nostra partenza è stata buona e ho guadagnato un bel po’ di posizioni dall’undicesimo al quinto posto nelle prime curve. Poi abbiamo perso qualche posizione a favore delle McLaren e alla fine ci siamo tenuti la settima posizione. Penso che il format sia divertente, ma sono sicuro che ci sono alcuni piccoli miglioramenti che possiamo fare. Cercheremo di portare questo slancio nella gara di domani”, ha commentato Alonso riguardo alla sua prestazione odierna.

Fernando dovrà guardarsi negli specchietti, perché alle sue spalle troverà una concorrenza agguerrita, con voglia di riuscire a dimostrare qualcosa in più rispetto ad una giornata che non ha regalato emozioni nella zona di centro gruppo. Dopo un primo giro movimentato che aveva visto il contatto tra Carlos Sainz e George Russell (il quale è stato penalizzato con una sanzione di tre posizioni in griglia per la gara di domenica) come momento di tensione maggiore, l’unico elemento di “brio” lo si era riscontrato proprio nella rimonta dello spagnolo della Ferrari, il quale era stato suo malgrado costretto a risalire la classifica dopo essere scivolato nelle ultime posizioni. Un contatto che ha poi spinto i commissari ad assegnare una penalità al britannico della Williams, complice una manovra di difesa in curva sei fin troppo ritardata, che lo aveva portato a toccare la gomma posteriore della SF21 del pilota di Madrid, facendogli perdere il controllo della vettura prima di finire nell’erba, elemento che aveva permesso a Vettel di approfittare della situazione e passare entrambi. Lo spagnolo, però, non si era dato per vinto e, giro dopo giro, era riuscito a recuperare diverse posizioni contando di continuo sui boost ibridi: una tattica che aveva dato i benefici fino a quando, raggiunta la dodicesima posizione, era rimasto bloccato nel trenino del DRS. Per completare il sorpasso su Gasly serviva una mossa di classe, un attacco ben preparato, un’occasione che Sainz si era saputo costruire. Nel tentativo di andare a proteggere l’interno all’ultima chicane, infatti, il francese dell’AlphaTauri non era riuscito a mantenere la linea ideale, dovendo così allargare la traiettoria e sacrificare la velocità di percorrenza, elemento che aveva permesso al Ferrarista di preparare l’incrocio e sopravanzare il rivale con una bella manovra, prima di rimanere nuovamente bloccato in una situazione priva d’uscita: “Più che una Sprint Qualyfing oggi è stato uno stint tutto in rimonta. Ovviamente non sono affatto contento perché la macchina aveva un buon ritmo e volevo qualificarmi in una buona posizione in vista di domani. Purtroppo la mia gara è stata compromessa in maniera irreparabile al primo giro per colpa di quello che onestamente credo sia stato un errore di George. Ha stretto troppo e mi ha colpito sul posteriore, facendomi finire fuori strada e sono rientrato in penultima posizione. Io però non mi sono perso d’animo, e ho spinto al massimo fino al termine. Nonostante il circuito non aiuti, sono riuscito a fare diversi buoni sorpassi, che mi hanno permesso di risalire in undicesima posizione”, ha spiegato Carlos a fine corsa. Alle sue spalle ha concluso Gasly, il quale non ha nascosto l’amarezza per un format che non gli ha permesso di preparare il weekend come avrebbe voluto, complice la singola sessione di prove libere a disposizione prima del parco chiuso che ha ridotto le possibilità di intervento sulla monoposto, rendendo difficile trovare il giusto bilanciamento per il resto del fine settimana.

Un altro pilota che ha beneficiato della sprint qualifying è stato Esteban Ocon, partito dalla tredicesima casella in griglia, anch’egli con una gomma soft salvata in qualifica. Sfruttando il maggior grip offerto dalla mescola più tenera, il francese è stato subito in grado di sopravanzare Pierre Gasly allo spegnimento dei semafori, prima di sfruttare l’incidente del pilota Ferrari e il testacoda di Sergio Perez nel corso del quinto passaggio per recuperare altre due posizioni. Una corsa che, sostanzialmente, ha trovato il suo culmine nel corso del primo giro giro, perché da quel momento in poi riuscire a completare dei sorpassi è stata impresa pressoché impossibile: nonostante il francese tentasse di avvicinarsi ai piloti davanti a sé, infatti, la presenza dell’aria sporca nei punti chiave del trenino DRS rendeva estremamente complicato riuscire a trovare il momento e lo spazio giusto in cui sferrare un attacco concreto. Strategia simile anche per Kimi Raikkonen, il quale puntando sulla soft, era stato in grado di guadagnare immediatamente tre posizioni nei primi chilometri, grazie ad un ottimo scatto allo spegnimento dei semafori e ad una bellissimo duello con Lance Stroll in curva nove e nella sequenza veloce Maggot-Becketts-Chapel. Così come successo ad altri piloti, tuttavia, anche il finlandese si è trovato in una fase di stallo dopo l’azione del primo giro, sfruttando il DRS e i boost ibridi nei punti giusti per riuscire a tenere a bada alle sue spalle Lance Stroll, anche se nulla ha potuto, invece, contro la rimonta di Carlos Sainz, il quale era stato autore di una bellissima manovra all’esterno della Stowe, uno dei punti più prolifici in questa sprint qualifying.

Tra coloro che hanno sofferto maggiormente il nuovo format, invece, vi sono i debuttanti, che al termine della giornata di sabato non hanno nascosto il loro disappunto per come esso vada ad influire sulla preparazione dei rookie, in particolare per la riduzione delle prove libere ad una sola sessione prima delle qualifiche e per l’introduzione immediata del parco chiuso, che va a limitare le modifiche sulle vetture. Chi ne ha fatto le spese è stato senza dubbio Yuki Tsunoda il quale, dopo essere riuscito a centrare la Q3 in entrambi gli appuntamenti al Red Bull Ring, si è dovuto confrontare con una situazione difficile, trovando l’eliminazione già in Q1. L’unica speranza sarebbe stata quella di trarre il massimo dalla gara sprint e recuperare qualche posizione ma, probabilmente, immaginando un degrado superiore a quello che si è poi effettivamente registrato, l’AlphaTauri aveva deciso di non seguire la strategia scelta da alcuni suoi avversari, optando per la gomma media, la quale chiaramente non avrebbe potuto offrire lo stesso grip della mescola più soffice nelle primissime fasi. Anzi, a dire il vero, nel corso del primo giro Tsunoda era stato sopravanzato anche da Nicholas Latifi, che aveva saputo approfittare dei vari duelli nel gruppo per trovare uno spiraglio in cui infilarsi. Considerate le alte velocità di punta della Williams e la possibilità di sfruttare il DRS, riuscire a sopravanzare il canadese si stava rivelando una sfida più ardua di quanto ci si potesse immaginare e solamente un piccolo errore del portacolori della Williams aveva spalancato le porte al giapponese: nel tentativo di andare a proteggere l’ingresso di curva sei, infatti, Latifi aveva ritardato il punto di staccata, finendo leggermente lungo. Una manovra che in quel tratto di pista spesso si paga a caro prezzo, andando ad inficiare sulla velocità di inserimento nel richiamo successivo, dove Yuki era stato in grado di trovare maggior grip all’esterno e completare la manovra che gli aveva restituito la sedicesima posizione. Al di là del bel sorpasso, tuttavia, la corsa dell’alfiere della squadra italiana non ha regalato ulteriori sussulti: “Ovviamente sono deluso della mia performance odierna, non ho chiuso in una buona posizione e domani la gara inizierà da questo stesso punto. Credo che questo format sia piuttosto difficile per i debuttanti, perché è dura affrontare tutto con una sola sessione di prove libere alle spalle, ma spero che gli spettatori abbiano apprezzato. Per tutto il weekend abbiamo faticato con le performance della macchina, stasera dovremo rivedere tutti i dati e cercare di fare meglio per la gara di domani”. Un discorso simile lo si potrebbe fare anche per gli altri due debuttanti, Mick Schumacher e Nikita Mazepin, i quali si sono dovuti scontrare non solo con la ormai nota mancanza di passo della Haas rispetto ai propri avversari, ma anche con un format che limita la possibilità di acquisire esperienza prima delle sessioni più importanti. Al di là delle difficoltà in sé, non si è trattato di una giornata semplice per i due portacolori della squadra americana, che sono giunti anche al contatto nel corso del primo giro: durante un tentativo d’attacco in curva tre, infatti, il russo era stato autore di un piccolo bloccaggio in ingresso, il quale gli aveva fatto perdere il punto di corda allargando la traiettoria, proprio dove stava passando il suo compagno di squadra. L’impatto tra i due era inevitabile, con la gomma anteriore destra di Mazepin che era andata a strisciare contro il fondo della monoposto del suo compagno di casacca, riportando un leggero danneggiamento di quest’ultimo, mentre il russo era finito in testacoda. Insomma, una prima sprint qualifying da dimenticare per i colori della Haas, che domani in griglia guadagnerà una posizione grazie al ritiro di Sergio Perez.

Il grande sconfitto di questo esperimento, infatti, è proprio il messicano della Red Bull, costretto al ritiro per le vibrazioni dovute allo spiattellamento degli pneumatici in seguito ad un testacoda nel corso del quinto passaggio. A dire il vero, la corsa del pilota di Guadalajara non era iniziata nel migliore dei modi già allo spegnimento dei semafori, dove non era stato autore di uno scatto eccezionale, perdendo immediatamente la posizione su Lando Norris. Nel tentativo di riattaccare l’inglese sul primo tratto rettilineo che porta a curva sei, tuttavia, Sergio era stato costretto a doversi spostare sull’esterno, lasciando così la traiettoria più interna libera ad un Fernando Alonso che non si era fatto pregare, sfoderando una bella staccata grazie a cui era stato in grado di risalire la classifica. Perse due posizioni, la corsa del messicano si era notevolmente complicata, soprattutto perché la concorrenza alle sue spalle si era fatta minacciosa, in particolare quella di Daniel Ricciardo, che aveva tentato in più occasioni di farsi vedere negli specchietti, ma senza trovare uno spazio in cui infilarsi. Nel corso del quinto passaggio, tuttavia, nel tentativo di anticipare il momento del ritorno sull’acceleratore alla Chapel, complice l’aria sporca proveniente dalla vettura che si trovava davanti, il messicano aveva perso il controllo della sua monoposto, finendo nella via di fuga e danneggiando i suoi pneumatici. Nonostante Perez fosse riuscito a tornare in pista, non senza qualche difficoltà, la sua gara era ormai compromessa, non solo perché si era ritrovato in fondo al gruppo, ma anche perché le sue gomme non riuscivano a fornire quel grip necessario per combattere con i rivali, tanto che era rimasto a lungo bloccato alle spalle di Nicholas Latifi. Le preoccupazioni in merito al fatto le eccessive vibrazioni provenienti dalle coperture potessero provocare ulteriori danni alla vettura, in particolare alle sospensioni, e la possibilità di cambiare set-up in vista della corsa partendo dalla pit-lane, avevano rappresentato la parola finale, con il team che aveva deciso di far rientrare la monoposto prima della bandiera scacchi, segnando così un mesto ritiro per il messicano: “È un vero peccato doversi ritirare dalla gara sprint di oggi, perché la macchina si comportava bene. È stata una brutta giornata per me e posso solo chiedere scusa alla squadra perché ho perso il posteriore della macchina mentre lottavo con Lando, il che ha rovinato la nostra giornata. Ero nel mezzo della curva, ho aperto il gas ma con l’aria sporca ho perso la vettura e sono diventato un passeggero. Ho evitato qualsiasi contatto, ma dopo il testacoda abbiamo avuto troppe vibrazioni sulle gomme e questo è tutto. Il team era preoccupato per i danni che potevano essere causati dalle vibrazioni, e non c’era più nulla da guadagnare, così hanno preso la decisione di ritirare la macchina”, ha poi spiegato mestamente Sergio nelle interviste. Domani avrà l’opportunità di rifarsi, puntando anche su un cambio di set-up che gli garantisca migliori velocità di punta sui rettilinei.

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