F1| Ferrari – Team, monoposto e piloti, adesso servono risposte

La crisi della Rossa nell'era ibrida sembra irreversibile, qual è la via d'uscita?

F1| Ferrari – Team, monoposto e piloti, adesso servono risposte

Quattro doppiette grigie direttamente sui denti, come ganci che fanno malissimo, che annichiliscono morale, ambizioni e autostima. “Ma siamo ancora in lotta per il mondiale” è il ritornello che sa di disco rotto, è l’inevitabile esercizio di autoconvinzione finalizzato a non buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Ma crederci è sempre più complicato, così come viaggiare negli anfratti di una crisi senza fine, perenne, per cogliere l’essenza di una Ferrari ibrida, ma non in senso tecnico, quanto caratteriale. Un eterno vorrei ma non posso, la tensione palpabile di un’incompiutezza che si è fatta Dna di una squadra che vanta decenni di partecipazioni al mondiale di F1, i galloni guadagnati sul campo di “mito e leggenda”, ma che ciclicamente stenta non poco a spiccare il volo.

E l’attuale Rossa, in quanto a crisi, ha ben poche rivali nella sua lunga storia. Questa Ferrari qui, dell’era turbo-ibrida, delle powertrain, dell’era griffata Mercedes insomma, è un costante corso e ricorso storico, è un’istantanea che si ripete, ferma, immobile, sempre uguale a se stessa. Dal 2015 al 2019 soprattutto, nel ciclo varato da Marchionne, vediamo e rivediamo le stesse scene, viviamo e riviviamo medesime speranze, puntualmente deluse, tendiamo perennemente ad una singolar tenzone con un avversario che è sempre più di un passo avanti, come nel famoso paradosso di Achille con la tartaruga, perché questa Mercedes alla fine non la vedi mai.

In stagioni e gare che si somigliano tutte, dove manca sempre qualcosa, è giusto però – per dovere di verità – circostanziare e occuparsi del presente, sebbene esso si presenti in forma molto simile al più recente passato. Cosa manca alla Ferrari di Binotto? Verebbe da rispondere: la Ferrari.

Questa squadra trasmette un senso di malcelata insicurezza. E’ una sensazione, soggettiva e quindi relativa, ma il team con base a Maranello proprio non ispira la granitica fiducia dell’organizzazione anglo-tedesca del team Mercedes. La Rossa sembra tentennare nei momenti più topici, mancare l’appuntamento con la giornata campale, gettando lo scudo e spesso e volentieri sbagliando. Si scioglie quando gli altri si gasano, va in confusione quando i rivali si esaltano mettendo sul piatto tutta la loro efficienza. La Ferrari esce di scena quando è prima e domina il GP (Bahrein), o Charles Leclerc candidato alla pole a Baku si incunea sul più bello nelle barriere del castello come un cavallo imbizzarrito durante una giostra medievale. Guarda caso i piloti e la scuderia Mercedes, invece, non sbagliano un colpo.

Viene spontaneo chiedersi se il Cavallino abbia al suo interno le risorse e le figure manageriali utili ad infondere la necessaria tranquillità a tutto l’ambiente. Può, insomma, il solo Binotto, reggere la volta di Maranello a mo’ di moderno e sacrificato Atlante?

C’è poi il problema forse più antipatico, ovvero il rendimento di una monoposto che – nata sotto i migliori auspici – non riesce a rendere come dovrebbe. Il rebus SF90 è sempre più complicato, come una coperta corta che non sai bene dove piazzare. Manca carico nelle curve lente, lo troviamo e perdiamo in rettilineo. Fuggiamo sul dritto, va bene, ma ci areniamo in curva. Eppoi le gomme, sempre loro, che mandarle in temperatura è più difficile che contravvenire alla regola dell’amico, che non sbaglia mai.

“Io questa monoposto non riesco a guidarla come vorrei, non mandiamo in temperatura le gomme” perché hai voglia di goderti, perdonare, esaltare il talento di Leclerc, ma sono queste parole del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel che dovrebbero far riflettere. Un pilota che ne ha viste tante e che non riesce più a guidare come sa (più di una volta quest’anno si è notato un pericoloso scivolamento in inserimento curva) è un fattore che dovrebbe dare l’idea della difficoltà tecnica che sta attraversando il Cavallino.

Dopotutto la Ferrari sembra aver risolto i problemi di affidabilità, con il motore che è tornato a girare al massimo. E a Baku si è presentata anche con un’ala posteriore più carica, per ovviare ai problemi di aderenza nelle curve più guidate e trovare il carico aerodinamico che mancava. Eppure sono sorti, nemmeno tanto a sorpresa, problemi con le gomme: si è riproposta in tutto il suo splendore la vexata quaestio della difficoltà di mantenere nella giusta finestra d’utilizzo le mescole Pirelli. E così la SF90 scivolava troppo, con Vettel che guardava inerme le Mercedes fare il vuoto. Se il problema riguardasse il grip meccanico, quindi le sospensioni, la questione però sarebbe ben più grave rispetto all’omologo problema di veste aerodinamica, quest’ultimo più facilmente risolvibile con interventi mirati e sviluppo aggressivo.

Ecco perché al netto di tutti i problemi di questa Ferrari aspettando Godot, che non arriva mai, l’ultimo è rappresentato dai piloti, incolpevoli terzi interessati della vicenda. Sebastian Vettel è onesto nel dire di non sentirsi a proprio agio con la sua Leana, eppure negli ultimi due GP non ha certo sfigurato, adagiandosi sì al potenziale della monoposto, ma senza commettere sbavature e portando a casa due discreti podi. Viceversa su Charles Leclerc si esagera in tutti i sensi; dall’eleggerlo prima guida alla massima indulgenza quando sbaglia. Questo ragazzo ha riacceso i cuori degli appassionati, ricorda vagamente il talento naturale e leggero di Gilles, può sovvertire le gerarchie, ma sarebbe profondamente ingiusto trasformarlo nel boia di Sebastian Vettel o nel figlio della gallina bianca. E’ giovane, deve crescere, serve un certo equilibrio.

Leclerc non va idolatrato troppo, Sebastian non va rottamato troppo velocemente. Ma il problema non sono i due alfieri, è la Ferrari tutta a dover fare (e chissà se ce la farà) il salto di qualità, a dare risposte concrete, prima di tutto tecnicamente. Maranello deve avere il coraggio di riappropriarsi di una egemonia persa anni e anni fa, deve tornare prepotente in tutte le sedi, politiche e tecniche, facendo pesare la propria storia. Altro che ringalluzzirsi per giri veloci dal significato nullo. Finché gli altri dominano con il freno a mano tirato e la Rossa dopo anni non riesce ancora a sfruttare appieno le gomme c’è davvero ben poco da fare. Se non applaudirli questi avversari, tanto ma tanto bravi.

Antonino Rendina


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4 commenti
  1. Roberto

    2 maggio 2019 at 19:42

    La Ferrari si è condannata da sola all’oblio quando ha accettato supinamente l’avvento della tecnologia ibrida tale e quale come già girava al banco Mercedes già da anni. Ovvio che siano avvantaggiati, partono da un vantaggio tecnologico di almeno 5 anni. La Ferrari è morta politicamente e questo rispecchia il valore del nostro paese in Europa.

  2. Zac

    2 maggio 2019 at 21:10

    Niente risate per questa volta, il moderatore mascherato ha colpito ancora.

  3. rearweeldrive

    2 maggio 2019 at 21:58

    rendina,mi congratulo con te perchè riesci a fare degli articoli copia ed incolla da paura.ma forse bisognerebbe arrivare a quel punto in cui per la ferrari non c’è più niente da fare(matematicamente parlando)prima di infossarla quando è ancora viva(o alcuni la vedono già agonizzante).e si, sono ferrarista ma le quattro doppiette mb sarebbero state 3 se leclerc non avesse avuto la sfortuna di quell’iniettore(o come wolf ha candidamente ammesso davanti alla tv”che culo”).sarà ardua,difficilissima ma non impossibile.vero:non basterà crederci,bisognerà tirare fuori due container di attributi ed incominciare ad osare(visto che ora si è per lo meno affidabili).e Roberto,non tocchiamo argomenti dove si potrebbe fare polemica.cosa fatta,capo a

  4. Magu

    3 maggio 2019 at 00:43

    La Ferrari è competitiva x quello che riguarda il motore o P.U. e cmq in Mercedes i motori sanno farli anche con le tecnologie diverse…le vittorie con Mc Laren sono a dimostrarlo…è forte come squadra..cambiano i tecnici ma continuano a vincere e se sono in difficoltà la loro capacità di reazione è micidiale…sono forti punto

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