F1 | Montezemolo sulla vittoria di Antonelli: “Emozionante ma che fastidio vederlo in Mercedes!”
"Metterlo subito in Ferrari avrebbe voluto dire distruggerlo", il commento dell'imprenditore bolognese
Luca Cordero di Montezemolo, storico presidente della Ferrari, è tornato a parlare del Cavallino, della nuova generazione di piloti e delle scelte che hanno segnato la sua lunga carriera nel motorsport. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’imprenditore bolognese ha affrontato temi che spaziano dal successo recente di Antonelli alla sua personale visione sulla Ferrari di oggi, passando per aneddoti e riflessioni sul documentario biografico che racconta la sua vita.
Al centro dell’intervista c’è la vittoria di Kimi Antonelli nel Gran Premio della Cina, che ha riportato un successo tricolore nella massima serie dopo vent’anni. Montezemolo non ha nascosto la sua emozione:
“La sua prima vittoria mi ha emozionato. È un ragazzo molto intelligente, freddo e determinato. Ha saputo gestire la gara con una maturità incredibile, soprattutto considerando la sua età. Mi ha dato un po’ fastidio vederlo su una Mercedes. Avrei voluto vederlo in rosso, ma metterlo subito in Ferrari sarebbe stato troppo. Avrebbe rischiato di essere schiacciato dalle aspettative. L’ho incontrato l’anno scorso in Bahrain, conoscevo il papà di nome per vie delle attività nelle corse. L’ho chiamato per congratularmi. Un ragazzo carino e timido. Ha la fortuna di avere una famiglia solida, conosce i valori. Gli suggerirei di continuare a migliorare, perché, con tutto il rispetto, è stato perfetto su una macchina nettamente superiore. Ne ho visti diversi di piloti che si credevano fenomeni dopo pochi GP. Ma Kimi è diverso e la Mercedes ha fatto un ottimo lavoro: l’anno scorso ha debuttato in F1 su una monoposto non vincente, senza la pressione di adesso”
Montezemolo sottolinea come la crescita dei giovani talenti debba avvenire con calma:
“La carriera di un giovane pilota va costruita passo dopo passo. Antonelli deve continuare a migliorare, senza lasciarsi prendere dalla fretta o dalla pressione esterna. Oggi le condizioni sono diverse da anni fa: non si guardano solo ai risultati nel kart ma ai numeri dei simulatori, i piloti si formano lì. È più facile scegliere giovanissimi, l’unico che mi impressionò all’epoca era Verstappen: a 12 anni era il più forte di tutti, ma era “occupato”, ne parlai con Helmut Marko. Ma prendere uno come Antonelli e metterlo subito in Ferrari avrebbe voluto dire distruggerlo. Massa lo parcheggiammo alla Sauber a fare esperienza”
La vita dopo Ferrari: Sognando Rosso
Molto spazio nell’intervista è dedicato anche alla vita di Montezemolo oltre la guida di Maranello. Il manager ha accolto con entusiasmo la realizzazione di un documentario biografico intitolato “Sognando Rosso”, che racconta la sua storia umana e professionale attraverso gli occhi di chi ha vissuto il mondo Ferrari da protagonista. Il documentario trasmesso su Sky, mescola ricordi di gare, decisioni difficili e aneddoti personali, con una narrazione destinata non solo agli appassionati di motori ma a un pubblico più ampio.
“Vedendo la mia vita dentro un film, mi sembra sempre di aver vissuto nove cose su dieci il giorno prima. Significa che hanno lasciato il segno, non smetterò mai di ringraziare Enzo Ferrari. Ha avuto il coraggio di puntare su un ragazzo che voleva diventare un avvocato internazionale”.
Il rimpianto più grande? Ayrton Senna
Nel corso della chiacchierata, Montezemolo non ha evitato momenti di riflessione sul passato. Uno dei rimpianti più forti, ha raccontato, riguarda Ayrton Senna: un pilota che, a suo giudizio, avrebbe potuto segnare con ancora più forza la storia della Ferrari se le circostanze fossero state diverse.
«Il rimpianto più grande? Senna. È anche una delle scene più belle del film, si vede la poltrona a casa mia a Bologna in cui sedeva pochi giorni prima di morire a Imola. Parlammo di tutto, dalla storia della Ferrari alla politica, sarebbe stata un’ unione bellissima. Una volta mi disse: ‘Arrivo all’aeroporto di Bologna insieme ad Alesi e tutti vanno da Jean, anche se io sono il campione del mondo. Voglio guidare una Ferrari’. Era uno che cercava sempre di migliorarsi, come Niki Lauda e Michael Schumacher. Quando ascolto le parole di Sinner sulla necessità di cambiare il servizio o la risposta mi vengono in mente Ayrton e altri grandissimi campioni”.
Montezemolo su Ferrari: “Non ha una macchina da Mondiale”
“Mi dispiace, almeno da ciò che ha mostrato l’avvio di stagione, di vedere che ha una macchina buona ma non da Mondiale. La cosa che mi fa male di più è che negli ultimi dieci anni non sia mai arrivata all’ultima gara a lottare per il titolo piloti. Ai miei tempi abbiamo perso 11 campionati all’ultimo, li ricordo come pugni nello stomaco, ma eravamo lì a giocarcela”.
E sulla nuova Formula 1:
“Bisogna innovare senza perdere l’essenza. Quando vedo un pilota che invece di sorpassare aspetta per ricaricare la batteria resto perplesso. Ma aspetterei prima di dare un giudizio definitivo. Io non avrei costruito una Ferrari elettrica neanche sotto farmaci”.
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