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F1 | GP Ungheria: l’analisi delle qualifiche

Prima pole in carriera per Russell davanti alle due Ferrari, decimo Verstappen dopo problemi alla Power Unit

F1 | GP Ungheria: l’analisi delle qualifiche

Sotto le nuove grigie di Budapest, le Mercedes tornano “Frecce d’Argento” grazie alla prima pole position in carriera di George Russell. Il giovane britannico si è imposto a sorpresa nel finale delle qualifiche con un giro chirurgico, privo di errori, l’unico tra i top capace di mettere insieme i propri tre migliori intertempi nel momento decisivo.

Sbavature che sono costate la prima posizione all’altro pretendente la pole position, Carlos Sainz, secondo a soli 44 millesimi dalla vetta. Con distacchi così contenuti, ogni piccolo dettaglio può fare la differenza e oggi lo spagnolo ha peccato proprio sotto questo punto di vista, perché i suoi migliori parziali gli avrebbero permesso di ritrovarsi in cima alla classifica con un discreto margine. Più arduo decifrare la giornata dell’altro Ferrarista, Charles Leclerc, il quale ha patito le difficoltà nel far funzionare le coperture nella corretta finestra di funzionamento nonostante alcune modifiche a livello di set-up e di completamento dell’out-lap. Il monegasco ha sofferto la gestione dell’avantreno, più nello specifico dell’anteriore sinistra, troppo fredda a inizio tornata per attaccare come avrebbe voluto. Una giornata nel complesso deludente per la Rossa di Maranello, non tanto dal punto di vista del risultato, quanto per quello delle performance, specie dopo le ottime sensazioni destate al venerdì. La F1-75 non è riuscita ad esprimersi al meglio su un asfalto decisamente più fresco, con temperature inferiori di quasi venti gradi rispetto alla giornata precedente, un aspetto che si è poi aggiunto alle forti folate di vento che hanno caratterizzato l’intera sessione di qualifiche.

Quarto un ottimo Lando Norris, capace di trarre il massimo da una McLaren in ottima forma, confermando quanto di buono si era osservato già nelle prime sessioni di libere. Nel tortuoso scenario dell’Hungaroring, la MCL35 ha trovato la sua dimensione, consentendo ad entrambi i piloti di trovare agevolmente l’accesso all’ultima manche. Nonostante Daniel Ricciardo non sia poi stato in grado di andare oltre la nona posizione, complice un crescente sottosterzo durante la sessione, il team di Woking si può ritenere soddisfatto dai risultati della giornata odierna. Oltre alle caratteristiche del tracciato, un ruolo importante l’ha avuto anche il lavoro svolto durante la settimana, che ha permesso di effettuare un ulteriore passo in avanti nella comprensione del pacchetto introdotto al Paul Ricard. Tra le due monoposto inglesi si sono inserite le Alpine di Esteban Ocon e Fernando Alonso, oltre alla Mercedes di Lewis Hamilton, rallentato da un problema al DRS sul finale. Ottima anche la quarta fila di Valtteri Bottas, con un’Alfa Romeo finalmente di nuovo in Q3 dopo un periodo di difficoltà in cui aveva mancato l’appuntamento con l’accesso all’ultima manche.

Sprofonda a metà gruppo la Red Bull, solo decima con Max Verstappen e undicesima con Sergio Perez. A rallentare l’olandese nel corso degli ultimi minuti della manche conclusiva è stato un problema alla Power Unit, mentre il messicano non era riuscito a superare il taglio del Q2, dovendosi così accontentare della sesta fila. Ad attendere la squadra di Milton Keynes sarà quindi una gara in rimonta, in cui tentare di limitare i danni in entrambi i campionati, nonostante l’ampio vantaggio in classifica. Fuori dalla top ten le due Haas, inclusa quella di Kevin Magnussen con il nuovo pacchetto di aggiornamenti, così come le due AlphaTauri di Yuki Tsunoda e Pierre Gasly, con quest’ultimo escluso nella prima manche dopo la cancellazione del tempo per track limit.

La prima pole di George Russell

Nella sorpresa generale, sabato 31 luglio diventa il giorno di George Russell. Nell’ultima qualifica prima della pausa estiva, sotto le nuove di un cielo plumbeo rispende il talento del pilota della Mercedes, capace di prendersi la scena conquistando la prima pole position in carriera.

Una prima posizione giunta dopo il venerdì più complicato della stagione, sia nelle prove sul giro secco che sulla lunga distanza. La W13 non aveva brillato, mostrando tutti i limiti di un set-up che non aveva fornito i risultati sperati. Alle volte trovare la direzione giusta devi seguire quella sbagliata, e così è stato anche per la Mercedes. L’intenso lavoro da parte degli ingegneri durante la nottata ha permesso di ribaltare la situazione, garantendo ai piloti una monoposto più efficace sul giro secco, capace di ben comportarsi anche su una pista che non si presentava certo amica: tante curve a bassa percorrenza unite a molteplici zone di trazione, aspetti per cui la vettura di Brackley non si era distinta positivamente in altri appuntamenti della stagione. Tuttavia, alla vigilia delle qualifiche il brusco calo delle temperature tra venerdì e sabato, con l’asfalto passato dai 50°C registrati a inizio FP2 ai 30°C delle qualifiche, aveva mescolato le carte in tavola, fornendo alla Mercedes una possibilità di riscatto. Modifiche di set-up da provare quasi a scatola chiusa, perché la pioggia caduta nella terza sessione di libere non aveva permesso di testare a dovere gli interventi effettuati dai tecnici, mettendo i piloti di fronte a una situazione complessa.

Toto Wolff lo aveva lasciato intendere tempo fa, quando ancora la squadra era alla ricerca di soluzione a domande senza risposta: quando questa macchina riesce a trovare il giusto range di funzionamento, più essere pericolosa. Il sabato ungherese, seppur con condizioni meteo molto particolare, lo ha confermato, con una W13 in grande spolvero. Sin da inizio anno le difficoltà nel far lavorare le coperture nella miglior finestra possibile avevano condizionato in maniera rilevante le due Frecce d’Argento, limitandone l’efficacia in qualifica: un aspetto che a Budapest non ha condizionato negativamente le performance, ma che, anzi, si è trasformato in un punto di forza. “Fin dall’inizio della Q3 avevamo le gomme nella giusta finestra, la macchina era bilanciata e tutto è andato per il meglio, sia George che Lewis hanno preso confidenza giro dopo giro”, ha spiegato il Team Principal della Mercedes, mettendo in evidenza uno dei punti chiave dell’exploit.

Elementi che, messi insieme, hanno generato una vettura ben equilibrata, a cui si è poi aggiunto il grande talento di George Russell, uno dei piloti migliori sul giro secco. Il britannico si è dimostrato efficace sin dal primo settore, mantenendo tempi in linea con l’altro pilota accreditato per la pole, Carlos Sainz. La prima importante differenza la si riscontra già in curva uno, dove i due avevano optato per linee all’opposto: ben cucita al cordolo per il britannico, più larga ma più remunerativa in trazione per lo spagnolo. Se Russell si era quindi imposto in entrata e percorrenza, il Ferrarista aveva guadagnato in uscita, seguendo una traiettoria che lo aveva portato a raddrizzare rapidamente la vettura e garantire maggior impronta a terra da parte delle coperture nella fase di messa a terra della potenza. Ciononostante, si trattava di un miglioramento tangibile per il giovane talento di King’s Lynn: “Oggi, credo che l’ultimo giro sia stato perfetto. Ho girato alla curva 1 e avevo un decimo e mezzo di vantaggio. Alla curva 2 ho guadagnato tre decimi e tutto era perfettamente in linea con le aspettative. E quando sei in uno di quei giri, e sei nel ritmo, il giro arriva” Al rilevamento della prima fotocellula, a separare i due erano soli 26 millesimi, ma la situazione sarebbe cambiata rapidamente.

Sainz aveva aperto nel miglior modo possibile il secondo settore, mantenendo una velocità minima più alta nella percorrenza di curva quattro grazie a una parzializzazione più efficace. Da quel momento in poi, il tratto centrale si sarebbe trasformato in terreno di caccia dell’alfiere della Mercedes, complici alcune sbavature da parte del Ferrarista, come quella in curva cinque: nel momento del ritorno sul gas, infatti, Sainz aveva perso per un’istante il retrotreno, perdendo qualche km/h nella fase di uscita. Osservando la telemetria e gli onboard, emerge un dato interessante. Nei rapidi cambi di direzione che vanno da curva 8 alla 11, lo stile dell’inglese era volto a massimizzare la facilità di inserimento e l’uscita, con traiettorie più dolci e remunerative. Appare evidente come in entrata Russell staccasse completamente il piede per favorire la stabilità complessiva e facilitare l’azione dell’anteriore, mentre lo spagnolo seguiva l’approccio opposto, mantenendo sempre l’acceleratore leggermente puntato come il proprio compagno di squadra.

L’ultimo intertempo si era aperto con una frenata più aggressiva da parte di Sainz in curva 12, ritardata di circa una ventina di metri rispetto al poleman ma senza compromettere la percorrenza della curva stessa. Quell’approccio aveva permesso di ridurre considerevolmente il gap, quantomeno prima che curva 13 cambiasse nuovamente sorti del confronto: sia in percorrenza che in uscita, il madrileno si era dovuto scontrare con un posteriore molto nervoso, difficile da controllare, che ne aveva compromesso la fase di trazione perdendo quei centesimi fondamentali che sarebbero poi costati la pole.

“Sono al settimo cielo e assolutamente entusiasta. La giornata di ieri è stata disastrosa per noi e probabilmente il peggior venerdì della stagione. Ieri sera la squadra ha lavorato duramente e siamo riusciti a fare un grande passo avanti. In Formula 1 ci sono tanti margini sottili e quando si entra in quella finestra perfetta, la macchina vola, cosa che siamo riusciti a fare nelle condizioni di oggi” – ha spiegato un’entusiasta Russell al termine delle qualifiche, aggiungendo tuttavia che il passo gara rimane un mistero, in parte per le condizioni, in parte per le ampie modifiche apportate alla vettura tra venerdì e sabato -. “Il passo gara è un’incognita totale. Da ieri abbiamo ribaltato la macchina. Le condizioni stanno cambiando e domani farà molto più freddo. Il nostro ritmo con tanto carburante a bordo non era eccezionale. Al momento siamo in ritardo, ma ce la metteremo tutta. La vittoria è il nostro obiettivo”, ha poi aggiunto Russell.

Se da una parte dei box l’umore è quello delle grandi occasioni, dall’altra rimane un pizzico di amarezza per un sabato che avrebbe potuto regalare qualche soddisfazione in più. Lewis Hamilton, infatti, sarà costretto a prendere il via della corsa solamente dalla settima casella, con un passivo di ben sette decimi dalla vetta. Un distacco che però trova una spiegazione nelle circostanze che non hanno permesso al sette volte campione del mondo di completare il secondo tentativo su gomma nuova, dopo che nel primo run del Q3 si era visto costretto a dover utilizzare un set usato. Un problema con l’azionamento del DRS aveva infatti spinto l’inglese ad abortire subito il giro, conscio che la mancanza dell’ala mobile avrebbe pesato in maniera importante sul tempo complessivo, abbastanza da non potersi migliorare.

Un guasto tecnico pesante, soprattutto perché lo aveva lasciato con il tempo registrato con le coperture usate, privandolo dell’opportunità di lottare quantomeno per un piazzamento in seconda fila: “Il mio DRS ha smesso di funzionare, il che è stato frustrante dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto per avere finalmente la possibilità di lottare per la prima fila. Abbiamo lavorato molto durante la notte in pista e in fabbrica” – ha spiegato Lewis durante le interviste -. “Domani farò il possibile per sostenere e contribuire alla vittoria partendo dalla P7 e cercherò di risalire la china. Non so quale sarà il nostro ritmo di gara domani, ma spero che saremo in grado di attaccare. Congratulazioni a George, è una sensazione incredibile ottenere la prima pole position ed è anche una grande soddisfazione per noi come squadra.”

Ferrari soddisfatta a metà

Dopo un venerdì in grande spolvero, che la vedeva assoluta favorita per il resto del weekend, ci si aspettava che la Ferrari potesse confermare quello stato di forma, a partire dalla conquista della pole position al sabato. L’arrivo della pioggia sembrava aver scombussolato i piani della Scuderia di Maranello, conscia che l’asciutto avrebbe aggiunto un’incognita in più alle certezze ricavate sull’asciutto, dove il team si aspettava di avere le carte in regola per piazzare entrambe le monoposto in prima fila.

Dopo il temporale della mattinata che aveva condizionato l’ultima sessione di libere togliendo la gomma che si era depositata al venerdì, lo spauracchio della pioggia si era allontanato, ma l’elemento chiave era quello delle temperature dell’asfalto: un calo di circa venti gradi rispetto alla giornata precedente aveva radicalmente cambiato la natura della pista, mettendo Ferrari di fronte a uno scenario da scoprire. In una Formula 1 sempre più sensibile a questi repentini capovolgimenti, una differenza così importante può cambiare completamente l’andamento di un weekend: “È stata una qualifica particolare perché dopo la pioggia di questa mattina ci siamo ritrovati con una pista non gommata e con temperature molto più basse di quelle di ieri, per cui è stato come ripartire da capo” – ha spiegato Laurent Mekies dopo le qualifiche, sottolineando come il cambio di condizioni abbia influito sul comportamento della Rossa -. “Carlos e Charles sono stati autori di una buona progressione nel corso delle varie fasi e, come ci aspettavamo, si è trattato di una lotta sul filo dei millesimi. Credevamo che avremmo dovuto vedercela con Max Verstappen e Sergio Perez e invece alla fine si è infilato anche George Russell, che si è aggiudicato la pole position per un soffio su Carlos. Tanti complimenti a lui e al suo team. Nel complesso siamo soddisfatti di questo sabato perché abbiamo ottenuto un buon risultato di squadra che ci permette di schierarci al via domani in condizione di giocarci le nostre carte per portare a casa il massimo risultato. Questa sera, in pista così come a Maranello, analizzeremo i dati raccolti oggi perché domani probabilmente nel Gran Premio troveremo condizioni simili e non siamo ancora completamente soddisfatti del lavoro fatto fin qui”, ha poi aggiunto il direttore sportivo del Cavallino, rimarcando come, al di là del risultato, ci sia ancora da lavorare in previsione della corsa.

Una pole che sembrava comunque a portata di mano, perché i migliori parziali registrati da Carlos Sainz nel corso delle qualifiche gli avrebbero permesso di ottenere un crono valido per conquistare la partenza dal palo. Tuttavia, lo spagnolo ha faticato nel mettere insieme un giro completamente pulito, dovendosi scontrare con tanti piccoli sovrasterzi che ne hanno minato il tempo complessivo: “Non posso essere felicissimo del risultato di questa qualifica perché ho la sensazione che nel mio ultimo tentativo avrei potuto fare di meglio. Tuttavia preferisco guardare agli aspetti positivi: la posizione di partenza in vista di domani è buona e mi sono sentito a mio agio in macchina per tutto il fine settimana, continuando a fare passi avanti nella giusta direzione. Sono fiducioso che possiamo confermare il passo di venerdì anche in gara e quindi puntiamo alla vittoria. Congratulazioni a George per la sua prima pole, ha messo insieme un giro fantastico e non vedo l’ora di battagliare con lui domani.”

Più difficile da decifrare la giornata di Charles Leclerc, alle prese con qualche problema di gestire nel miglior modo possibile le coperture. Se in Q1 e in Q2 il feeling sembrava ancora positivo, la situazione ha assunto tinte diverse nell’ultima manche, dove il monegasco non è riuscito a ritrovare le medesime sensazioni. A inizio giro l’anteriore sinistra era troppo fredda, ma salire di carico all’avantreno tra i due tentativi per rendere più reattiva la gomma avrebbe poi portato al surriscaldamento delle coperture nel resto del giro. Non a caso, osservando i migliori parziali, emerge proprio come il numero 16 abbia accusato la maggior parte del gap proprio nel settore di apertura, per poi allinearsi negli altri due tratti.

Trovare un compromesso non era semplice e, nonostante un out-lap percorso in maniera differente per aiutare la fase di riscaldamento degli pneumatici, Leclerc non è comunque riuscito a trovare quella fiducia necessaria per mettere insieme uno dei suoi giri, dovendosi così accontentare della terza posizione: “Oggi ho fatto molta fatica, soprattutto nella Q3. In Q1 e Q2 mi sentivo abbastanza bene. Stavamo facendo dei buoni passi nella giusta direzione, ma poi in Q3 non so cosa sia successo. La pista è cambiata un po’, è uscito il sole e improvvisamente le gomme non erano più nella finestra giusta. Il primo giro in Q3 è stato piuttosto lento. Poi il secondo giro è andato più o meno bene. Ma sì, abbiamo pagato un po’ il prezzo di non avere gli pneumatici nella giusta finestra. Ma sì, congratulazioni a George. È una pole speciale: la prima, e ha fatto un lavoro straordinario”.

Un risultato che si presenta quindi come un insieme di fattori: da una parte una Ferrari che sembra aver fatto un passo indietro rispetto alla prima giornata con temperature più alte, dall’altro il netto salto in avanti della concorrenza, che ha trasformato punti di debolezza quasi in elementi di forza. Il team del Cavallino si può comunque ritenere complessivamente soddisfatto per le opportunità che è riuscito a costruirsi in vista della gara, potendo giocare a due punte per battere Russell. Il passo gara al venerdì era il migliore in assoluto, per quanto il vantaggio sui rivali fosse condizionato dalle condizioni (molto più calde) e dal fatto che quest’ultimi avessero incontrato traffico durante il run.

Giornata difficile in casa Red Bull

Sprofonda a metà classifica la Red Bull, ben distante dalle posizioni a cui ci ha abituato in questa prima parte di stagione. Decimo Max Verstappen, undicesimo Sergio Perez, alla sua terza esclusione in Q2 durante questo campionato, così come in Canada dove era andato a sbattere e in Austria per track limit. Una giornata deludente per il team di Milton Keynes, che deve fare i conti con una gara che sarà tutta in salita.

Il weekend non era iniziato nel migliore dei modi, con entrambi i piloti che avevano manifestato problemi di grip. Il lavoro tra il venerdì e il sabato sembrava aver dato nuova linfa vitale al team, garantendo anche maggior fiducia al volante. Sensazioni riscontrate anche da Verstappen tra Q1 e Q2, prima che qualcosa cambiasse nell’ultima manche. Qualche difficoltà di troppo nell’accedere l’anteriore avevano portato il campione del mondo in carica all’errore in curva 2, dove era giunto lungo perdendo diversi decimi. Una sbavatura importante, che aveva lasciato l’olandese in settima posizione, con l’obbligo di dover mettere insieme un buon giro. A complicare ulteriormente la giornata, tuttavia, sarebbe stato un problema alla Power Unit. Un guasto tecnico che non aveva permesso di migliorarsi nel secondo run a gomma nuova, dovendosi accontentare della quinta fila. L’aspetto positivo è che il team ha individuato la natura del problema, che aveva tentato inizialmente di risolvere senza successo agendo sui sensori, per cui non si dovrebbe ripresentare domenica.

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