Schumacher alla Mercedes: non chiamiamolo tradimento

Pubblicato il 24 dicembre 2009
Schumacher alla Mercedes: non chiamiamolo tradimento

Non faremo l'errore di definire un “tradimento” l'ingaggio di Schumacher da parte della MercedesGP. Non lo faremo perche' senza il supporto della Mercedes, avvenuto agli albori della carriera del tedesco, oggi non vedremmo Schumacher come il sette volte campione del mondo, nonché il detentore di numerosi record in F1. No, non faremo questo errore, seppur undici, anzi quattordici anni (aggiungendo gli ultimi tre da superconsulente) di Ferrari hanno marchiato in qualche modo l'animo del tedesco, ed in quanto tale Schumacher, con la sua matta voglia di tornare a correre, non poteva negare i propri “servizi” ad una casa che su di lui ha investito tanto.

Facciamo un passo indietro. Dopo aver preso parte alla Formula Ford e alla F3, nel 1990 Michael patecipo' al “campionato mondiale sportprototipi, Gruppo C” proprio con la Mercedes, chiudendo quinto a fine stagione . E proprio con la casa di Stoccarda Schumi comincio' a scalare il mondo. Insieme a Wendlinger e Kreutzpointer, Schumacher guido' una C11 Turbo alla 24 Ore di Le Mans del 1991, facendo segnare il giro piu' veloce in gara. I tre si classificarono al quinto posto.

La casa della stella a tre punte, proprio in quel tempo stava meditando un ritorno in F1. E proprio per questo motivo aveva messo su uno “Junior Team Merceses” tra le cui fila campeggiavano piloti come Frentzen, Wendlinger, e lo stesso Schumacher.

Si', proprio quello Schumacher che sarebbe diventato il pilota di punta per la casa che mancava al mondo della Formula Uno dal 1955. Tanto, troppo tempo.

Pero' il progetto salto' a causa degli eccessivi costi e Schumacher giunse in F1 grazie a Eddie Jordan, salvo poi esser ingaggiato da Briatore dopo la gara di Spa.

Il giovane Schumacher vinse cosi' due mondiali nel '94 e nel '95, poi approdo' in Ferrari per costruire quel ciclo vincente che tutti conosciamo. Il resto e' storia recente. Il primo, illusorio, “comeback” nel luglio scorso, poi le voci ed ora la conferma ufficiale.

Adesso e' lecito chiedersi il perche' di quel ritiro nel 2006. Il tedesco sostiene che “alla fine del 2006 ero semplicemente stanco e non avevo piu' energie” ma nessuno ci proibisce di pensare che dopo l'abbandono di Brawn, il cambio di ruolo di Todt ed una ri-organizzazione interna da parte della Ferrari, Schumi abbia riflettuto sul futuro. E non e' una coincidenza la presenza di Ross Brawn nel team tutto tedesco. D'altronde Schumi con Brawn ha vinto sette titoli.

Ma tornando al questito iniziale, la risposta alla nostra domanda la fornisce lo stesso Schumacher: “In questo modo posso anche restituire qualcosa alla Casa di Stoccarda, non potevo rifiutare.”

Appunto non sarebbe stato corretto negare i propri “servizi” a chi ha reso grande Schumacher, a quella casa che tra le prime lo lancio' nel motorsport internazionale e che con il tedesco voleva iniziare un nuovo ciclo agli inizi degli anni novanta. Son passati vent'anni e Schumacher chiudera' con chi ebbe il coraggio di lanciarlo. In mezzo, quei 14 anni di Ferrari non li dimentichera' nessuno, perche' Schumacher rimarra' comunque legato alla casa italiana. E per quanto il tedesco possa lottare in pista contro il cavallino, come logica sportiva vuole, non lo criticheremo per la decisione presa. Essere sportivi significa anche questo. Ad ogni modo non e' e non sara' un tradimento. Bentornato Schumi.

Valerio Lo Muzzo

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