F1 | Non solo alta classifica, nel 2018 “lotta salvezza” più incandescente che mai…

Toro Rosso, Haas e Alfa Romeo Sauber le tre principali candidate a darsele di santa ragione per evitare l'onta dell'ultimo posto...

F1 | Non solo alta classifica, nel 2018 “lotta salvezza” più incandescente che mai…

Chi si salverà? A furia di parlare di Mercedes, Ferrari, Red Bull e compagnia bella spesso ci si dimentica totalmente dell’altra faccia della medaglia, “the dark side of the moon“, le sabbie mobili di metà schieramento, l’affascinante e caotica lotta per evitare l’onta dell’ultimo posto in classifica Costruttori.

Negli ultimi anni il ruolo di cenerentola del Circus è toccato alla Manor che, fuori dai giochi, ha lasciato la non invidiabile eredità alla Sauber motorizzata Ferrari. A motori spenti è facile immaginare un mondiale 2018 molto più livellato verso il basso, senza una vera e propria “chicane mobile” staccata dal resto del gruppo, condannata a desolazione dell’ultima fila.

Per il 2018, in maniera puramente teorica ovviamente, sembra possibile circoscrivere a tre sole squadre la “lotta salvezza”; dalle ultime posizioni escludiamo a priori le prime sei squadre del 2017 (Mercedes, Ferrari, Red Bull, Force India, Williams, Renault in ordine di classifica) alle quali va affiancata, con un giudizio ipotetico fondato su potenzialità, tradizione e matrimonio con Renault, la McLaren. Restano Toro Rosso, Haas e Alfa Romeo Sauber. Tre realtà “piccole”, eppure ben strutturate e con ottimi argomenti per affacciarsi nelle zone buone della graduatoria, magari inguaiando una delle squadre di cui sopra.

Scommessa Jap. Secondo alcuni a finire come fanalino di coda del mondiale potrebbe essere l’italiana Toro Rosso. Colpa del nuovo motorista Honda, che non dà alcuna garanzia di prestazioni e affidabilità, ma anche di una line-up singolare, nel quale a differenza degli scorsi anni sembra mancare un talento manifesto e solare . Honda ha già trascinato negli abissi la McLaren e la Toro Rosso viene da un anno caotico, nel quale è precipitata in picchiata: dalle ottime performance con Sainz all’anonimato delle ultime gare.

Pierre Gasly, giovanissimo, classe 1996, per ora è un’incognita. Il francese, ultimo prodotto di un vivaio ricchissimo, sembra essere stato messo lì per un discorso di coerenza con il programma di sviluppo di giovani piloti. Gasly dovrà essere bravo a smentire gli scettici, dimostrando di non averne di meno rispetto agli altri coetanei, quei Verstappen e Ocon in rampa di lancio. La seconda Toro Rosso sarà invece affidata a Brendon Hartley, nezoelandese ventottenne campione WEC catapultato dalle ultime gare del 2017 in un sogno al quale non credeva più. Hartley sul piatto mette professionalità ed esperienza ed una discreta velocità, ma come confermato anche dallo stesso Franz Tost la coppia piloti attuale per ora non vale ancora quella formata da Sainz e Kvyat.

Ma la sorella minore della Red Bull ha anche buone possibilità di sfangarla e sorprendere tutti. Helmut Marko, manager “trasversale” di entrambe le scuderie marchiate Red Bull, ha ribadito di essere rimasto sorpreso dalle potenzialità del colosso nipponico, studiato con interesse anche in ottica Milton Keynes: “Honda sta svolgendo un ottimo lavoro e siamo convinti che nel 2018 la situazione performance sarà notevolmente diversa. Saranno la sorpresa della stagione” ha chiosato l’austriaco. In più sembra che il rapporto tra Faenza e Sakura sia iniziato con il piede giusto, molto più collaborativo e rilassato rispetto a quello tra la stessa Honda e la McLaren. La Toro Rosso ha poi sempre dalla sua James Key, un direttore tecnico che negli anni ha dimostrato di saper progettare monoposto più che valide.

Quadrifoglio e speranze. Un’altra seria candidata all’ultima posizione resta la Sauber, dal 2018 Alfa Romeo Sauber. Hinwill viene da una delle stagioni più difficili della sua ormai lunga storia. La partnership con l’Alfa Romeo, i motori Ferrari aggiornati (non più quelli della stagione precedente), e l’ingaggio di un pilota di sicuro prospetto come Charles Leclerc sono tre ottimi motivi per scommettere su un rilancio della scuderia svizzera, che potrebbe tornare nelle posizioni che le competono, ovvero quelle di metà classifica. I dubbi semmai sono sulle potenzialità della monoposto; basteranno il nome Alfa Romeo, motori freschi e un talento agli esordi come Leclerc ad invertire una tendenza che nell’ultimo biennio è stata preoccupante? Secondo Marcus Ericsson, l’altro pilota del team, si. Lo svedese si è detto convinto che la Sauber nel 2017 ha pagato oltremodo il deficit di power unit. Vedremo.

Stelle, strisce, strascichi. Il sogno americano, quello di Gene Haas, scricchiola. Indecifrabile e altalenante, la Haas ha alternato in questo biennio prestazioni importanti a preoccupanti battute a vuoto. Una gara buona alternata a troppe corse anonime. L’ottavo posto del 2017 suona come un avvertimento: migliorare per non crollare. La coppia piloti è affidabile, anche se incline a nervosismo (Grosjean) e intemperanze (Magnussen). Ma sono due piloti esperti e con punte velocistiche interessanti. La struttura c’è, la Haas è una scuderia solida. A mancare semmai è un orizzonte certo, un progetto definito. La Haas sembrava dover diventare la squadra satellite della Ferrari, ma in questo ruolo è stata sorpassata in pompa magna dalla (Alfa Romeo) Sauber. Senza una corsia preferenziale con Maranello, il rischio di ritrovarsi ultimi non è poi così peregrino. Per esorcizzare l’incubo gli americani dovranno imparare a sviluppare la monoposto in corso d’opera, vero tallone d’Achille nei primi due anni, e soprattutto dovranno saper sgomitare per trovare il loro spazio tra gli squali del Circus. Guai a deprimersi, il calo di entusiasmo in questi casi rappresenta l’anticamera del disimpegno e del crollo.

Antonino Rendina

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