GP Bahrain – Che Ferrari! Vettel sul tappeto volante, la Mercedes adesso ha davvero paura [VIDEO]

Dopo tre gare ciò che sembrava impossibile sta diventando realtà: la Rossa è più competitiva delle Frecce d'Argento...

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GP Bahrain – Che Ferrari! Vettel sul tappeto volante, la Mercedes adesso ha davvero paura [VIDEO]

Incredibile, esaltante, inebriante. La notte d’oriente ci consegna una Ferrari sorprendente per l’autorità con cui sbanca il GP del Bahrain e per la capacità di rivoltare come un calzino un fine settimana che sembrava difficile. Molto del merito va anche e soprattutto all’estro e alla classe di un Sebastian Vettel in stato di grazia. Il pilota tedesco ha ipotecato lo straordinario risultato di Sakhir in partenza, con un balzo felino e una staccatona utili a sopravanzare il rivale Lewis Hamilton. Incollarsi all’altra Mercedes, quella di Valtteri Bottas, è sembrato poi un giochetto da ragazzi.

Overcut in Australia, undercut in Bahrain, due strategie diverse per una sola grande verità: alla fine vince sempre la vettura che dimostra di avere il ritmo migliore, e la SF70H sul passo gara attualmente è più efficace della Mercedes. Dopotutto si dice che tre indizi fanno una prova; la vittoria sul semi-cittadino atipico di Melbourne, la grande velocità dimostrata tra le curve guidate e i rettilinei di Shanghai, e la vittoria perentoria in un circuito di trazione e matore come Sakhir. La Ferrari del gruppo italiano coordinato dal primus inter pares Mattia Binotto ha tirato fuori un piccolo capolavoro. La Rossa è guidabile, versatile, ha trazione e soprattutto è gentile con le gomme, qualità che attualmente sta facendo la differenza.

“E’ un piacere guidare quest’auto” urla Seb via radio sul traguardo, ebbro di gioia per il secondo trionfo in tre appuntamenti. Probabilmente il tedesco non si divertiva così tanto dai tempi in cui dominava con la Red Bull. Quest’auto gli permette di guidare come vuole, ne esalta le doti in frenata, gli dà fiducia nei duelli ruota a ruota. Il tedeschino dalla guida pulita e chirurgica quando si trova corpo a corpo con un avversario si trasforma in una belva affamata. Chiedere a Ricciardo in Cina, ad Hamilton allo start del Bahrein e soprattutto a Bottas alla ripartenza dopo la safety car.

Vanno meno bene, in Ferrari, le cose nell’altro lato dei box, con un Kimi Raikkonen che va a strappi, discontinuo nella stessa gara. Il campione del mondo 2007 sembra metterci troppo tempo a carburare, riuscendo a tirare fuori il potenziale della vettura solo nelle fasi finali del GP. Partito quinto, la sua gara è stata il solito calvario fatto di traffico, strategia diversa, sorpassi costruiti a fatica. Il riscatto nel finale, con Kimi capace a suon di giri veloci di chiudere tutto il gap che lo separava da Bottas, chiudendo ad un soffio dal podio e dimostrando di avere il potenziale per andare forte. Tutt’è capire come farlo in ogni condizione.

In ogni caso è una Rossa che può ridere e intonare a gran voce il Mameli, mentre ad uscire ridimensionata è una Mercedes che adesso spaventa molto meno. Le Frecce d’Argento continuano ad impressionare in qualifica, ma tutta quella velocità sul giro secco non si trasforma in ritmo in gara. La W08 semrba nervosetta, estrema,  in qualche modo ancora acerba. Non certo la macchina schiacciasassi che ci si attendeva. Lo stesso team dimostra, dopo tre anni di dominio assoluto, di avere per la prima volta paura.

Ordinare a Bottas di spostarsi per dare strada a Hamilton è in contrasto con la filosofia di chi s’era sempre eretto a paladino della assoluta parità tra i piloti. Valtteri Bottas è stato un poleman delegittimato, sacrificato già alla terza gara sull’altare del “capitano” Hamilton. Niente per cui valga la pena scandalizzarsi; il (duplice) team order, in una ottica di real politik, è sembrato logico, sensato, legittimo. E però con un Rosberg non sarebbe mai successo, con la Mercedes che di fatto ha ufficializzato il ruolo di seconda guida di Bottas. E ha ufficializzato di temere moltissimo una Ferrari capace di salutare la compagnia e involarsi verso dolcissimi sogni.

Antonino Rendina

19th aprile, 2017

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