F1 | Il secondo sedile della Ferrari, una poltrona per tre…

Raikkonen il veterano affidabile, Ricciardo il funambolo, Leclerc il predestinato. Chi affiancherà Vettel nel 2019?

F1 | Il secondo sedile della Ferrari, una poltrona per tre…

No, non è la vigilia di Natale e per questo la tanto ambita poltrona non è per due, bensì per tre. Salvo sorprese, infatti, la rosa dei pretendenti per il secondo sedile Ferrari del 2019 è ristretta a tre piloti, diversissimi per storia, palmarès, età e stili di guida.

Il punto fermo, in un discorso che per forza di cose il Cavallino deve iniziare ad affrontare, è Sebastian Vettel. Il tedesco è il cardine del progetto varato da Marchionne e Arrivabene per il rilancio della Ferrari, è il campione sul quale grava l’onore e l’onere di riportare il titolo a Maranello. Ma le macchina in pista sono due, e l’altra è meglio che vada più forte possibile. Ecco perché quello del secondo pilota è un discorso sempre piuttosto delicato. Negli ultimi anni la Rossa è andata avanti con Kimi Raikkonen, affidabile, veloce, ma altalenante.

Nel 2019 le cose potrebbero però cambiare, se è vero che la Rossa avrebbe un’opzione su Daniel Ricciardo, da esercitare presumibilmente entro l’estate. L’australiano, a quanto pare, non disdegnerebbe affatto la destinazione italiana, né la prospettiva di sfidare nuovamente Vettel, già battuto ai tempi della Red Bull nel 2014. Virando su Ricciardo, però, la Ferrari di fatto cambierebbe dalla sera alla mattina una filosofia quasi “secolare”, ovvero quella della prima e seconda guida. Checché se ne dica, attualmente Raikkonen è di fatto lo scudiero di Sebastian.

Daniel Ricciardo è invece un pilota esplosivo, aggressivo, travolgente per carisma e spettacolare nello stile di guida. Impensabile castrarne le ambizioni e inquadrarlo nel ruolo di fidata spalla del capitano. Ma la Ferrari, così incentrata sul suo fuoriclasse tedesco, è davvero pronta a sostenere in egual modo due giovanotti che se le darebbero di santa ragione senza troppi complimenti?

Ricciardo rappresenta forse l’opzione più affascinante, ma il suo ingaggio necessiterebbe di una grande dose di coraggio manageriale. Ecco perché nel mezzo di cammin della stagione torna sempre di moda l’usato più sicuro. “Ogni anno è la stessa storia, devo sempre smettere e poi…” così Kimi a Barcellona, quasi con la penna già pronta per firmare il “solito” rinnovo. Di anno in anno, il veterano iridato è come il vino buono, più invecchia e più migliora. In queste prime gare del 2018 il finlandese si è dimostrato pienamente a suo agio con la SF71H e quando non s’è messa la sfortuna di mezzo è arrivato  sempre a podio. Raikkonen è un compagno affidabile per Seb, per nulla scomodo, e ha un gran rapporto con il team. In più ha la giusta esperienza ed è magistrale nell’indirizzare i tecnici, avendo vissuto varie ere geologiche della massima categoria.

La terza opzione per l’agognato sedile è un monegasco che bussa alla porta e chiede permesso in modo discreto ed educato, quel Charles Leclerc che dopo due GP di fulmineo apprendistato ha già preso le misure alla Formula 1, iniziando ad incantare con una classe di guida rara, nel giro veloce, nel passo gara, nelle manovre in bagarre. Prematuro forse immaginare il ventenne già alla guida di una Ferrari nel 2019, eppure prima o poi la Ferrari dovrà azzardare. Anche per dare un senso alla Ferrari Driver Academy, un senso a questa cantera che un senso per ora non ne ha.

Antonino Rendina


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Il punto fermo, in un discorso che per forza di cose il Cavallino deve iniziare ad affrontare, è Sebastian Vettel. Il tedesco è il cardine del progetto varato da Marchionne e Arrivabene per il rilancio della Ferrari, è il campione sul quale grava l’onore e l’onere di riportare il titolo a Maranello. Ma le macchina in pista sono due, e l’altra è meglio che vada più forte possibile. Ecco perché quello del secondo pilota è un discorso sempre piuttosto delicato. Negli ultimi anni la Rossa è andata avanti con Kimi Raikkonen, affidabile, veloce, ma altalenante.

Nel 2019 le cose potrebbero però cambiare, se è vero che la Rossa avrebbe un’opzione su Daniel Ricciardo, da esercitare presumibilmente entro l’estate. L’australiano, a quanto pare, non disdegnerebbe affatto la destinazione italiana, né la prospettiva di sfidare nuovamente Vettel, già battuto ai tempi della Red Bull nel 2014. Virando su Ricciardo, però, la Ferrari di fatto cambierebbe dalla sera alla mattina una filosofia quasi “secolare”, ovvero quella della prima e seconda guida. Checché se ne dica, attualmente Raikkonen è di fatto lo scudiero di Sebastian.

Daniel Ricciardo è invece un pilota esplosivo, aggressivo, travolgente per carisma e spettacolare nello stile di guida. Impensabile castrarne le ambizioni e inquadrarlo nel ruolo di fidata spalla del capitano. Ma la Ferrari, così incentrata sul suo fuoriclasse tedesco, è davvero pronta a sostenere in egual modo due giovanotti che se le darebbero di santa ragione senza troppi complimenti?

Ricciardo rappresenta forse l’opzione più affascinante, ma il suo ingaggio necessiterebbe di una grande dose di coraggio manageriale. Ecco perché nel mezzo di cammin della stagione torna sempre di moda l’usato più sicuro. “Ogni anno è la stessa storia, devo sempre smettere e poi…” così Kimi a Barcellona, quasi con la penna già pronta per firmare il “solito” rinnovo. Di anno in anno, il veterano iridato è come il vino buono, più invecchia e più migliora. In queste prime gare del 2018 il finlandese si è dimostrato pienamente a suo agio con la SF71H e quando non s’è messa la sfortuna di mezzo è arrivato  sempre a podio. Raikkonen è un compagno affidabile per Seb, per nulla scomodo, e ha un gran rapporto con il team. In più ha la giusta esperienza ed è magistrale nell’indirizzare i tecnici, avendo vissuto varie ere geologiche della massima categoria.

La terza opzione per l’agognato sedile è un monegasco che bussa alla porta e chiede permesso in modo discreto ed educato, quel Charles Leclerc che dopo due GP di fulmineo apprendistato ha già preso le misure alla Formula 1, iniziando ad incantare con una classe di guida rara, nel giro veloce, nel passo gara, nelle manovre in bagarre. Prematuro forse immaginare il ventenne già alla guida di una Ferrari nel 2019, eppure prima o poi la Ferrari dovrà azzardare. Anche per dare un senso alla Ferrari Driver Academy, un senso a questa cantera che un senso per ora non ne ha.

Antonino Rendina


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