F1 | Hamilton e Montecarlo sembrano fatti l’uno per l’altro, ma…

Luigi è il prototipo del pilota vincente nel Principato, eppure le "stradine" gli hanno riservato più dolori che gioie...

F1 | Hamilton e Montecarlo sembrano fatti l’uno per l’altro, ma…

La Ferrari in cerca di riscossa, la Red Bull incollata a terra, ma il più atteso nel Principato non può che essere Lewis Hamilton. Il pilota più vincente dell’attuale griglia, vip e modaiolo per eccellenza, amante della bella vita. Il glamour di Montecarlo gli calza a pennello, ma anche il tracciato non scherza.

Lewis è il “manico” per eccellenza, il talento puro che da dieci anni delizia la platea con quello stile di guida allegretto, bello scodinzolante, ad uso e consumo di fotografi ed esteti. Dove può esaltarsi di più un pilota così spettacolare e talentuoso se non tra le stradine del Principato? C’è forse posto migliore per dipingere traiettorie e lambire muretti, dimostrando qual è la differenza sostanziale tra un pilota e un campione?

No, ed è per questo che Luigino è semplicemente “pittato” per Montecarlo. Il campione del mondo in linea teorica potrebbe essere quasi invincibile a Monaco, se non fosse che la sua carriera racconta un’altra storia. Hamilton ha vinto due volte a Monaco. La prima fu epica, sotto il diluvio del 2008, una vera dimostrazione di classe. Alla Senna direbbero alcuni (mentre altri storcerebbero il naso). La seconda volta è stata relativamente fortuita, perché Lewis era lì, ma senza l’errore al muretto della Red Bull nel 2016 avrebbe trionfato Daniel Ricciardo.

Nel mezzo più sconfitte che altro, con tanto di tripletta in faccia beccata dalla sua nemesi Nico Rosberg, lui si vero propheta in patria nelle pieghe dell’angusto tracciato monegasco. Ecco perché Hamilton in questo 2018 è tanto atteso; nel 2017 s’è definitivamente consacrato, vincendo il quarto iride e mettendosi idealmente in scia a mostri sacri come Prost e quel Senna superato nei numeri, ma soltanto in quelli ovviamente.

Suo adesso il compito di onorare cotanta agognata nobilità, di infilare il suo tris a Montecarlo, di stupire e convincere dando sfoggio dell’immensa classe. Sopperendo con la guida, ove possibile, al noto passo lungo della Mercedes, che in teoria penalizza l’ammiraglia tedesca in circuiti così tortuosi. Hamilton s’è presentato carico a pallettoni in conferenza stampa. Viene da due vittorie consecutive e sogna di allungare su Vettel.

Proprio un anno fa su questa pista la Ferrari conquistò una meravigliosa doppietta, con Hamilton in difficoltà. Ricapitasse quest’anno Vettel si porterebbe a tre vittorie a Montecarlo. Con uno stile di guida meno spettacolare, ma con la stessa efficacia su uno dei circuiti più selettivi. La posta in palio per lo showman Lewis è piuttosto alta…

Antonino Rendina


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Luigi è il prototipo del pilota vincente nel Principato, eppure le "stradine" gli hanno riservato più dolori che gioie...

di 23 maggio, 2018
F1 | Hamilton e Montecarlo sembrano fatti l’uno per l’altro, ma…

La Ferrari in cerca di riscossa, la Red Bull incollata a terra, ma il più atteso nel Principato non può che essere Lewis Hamilton. Il pilota più vincente dell’attuale griglia, vip e modaiolo per eccellenza, amante della bella vita. Il glamour di Montecarlo gli calza a pennello, ma anche il tracciato non scherza.

Lewis è il “manico” per eccellenza, il talento puro che da dieci anni delizia la platea con quello stile di guida allegretto, bello scodinzolante, ad uso e consumo di fotografi ed esteti. Dove può esaltarsi di più un pilota così spettacolare e talentuoso se non tra le stradine del Principato? C’è forse posto migliore per dipingere traiettorie e lambire muretti, dimostrando qual è la differenza sostanziale tra un pilota e un campione?

No, ed è per questo che Luigino è semplicemente “pittato” per Montecarlo. Il campione del mondo in linea teorica potrebbe essere quasi invincibile a Monaco, se non fosse che la sua carriera racconta un’altra storia. Hamilton ha vinto due volte a Monaco. La prima fu epica, sotto il diluvio del 2008, una vera dimostrazione di classe. Alla Senna direbbero alcuni (mentre altri storcerebbero il naso). La seconda volta è stata relativamente fortuita, perché Lewis era lì, ma senza l’errore al muretto della Red Bull nel 2016 avrebbe trionfato Daniel Ricciardo.

Nel mezzo più sconfitte che altro, con tanto di tripletta in faccia beccata dalla sua nemesi Nico Rosberg, lui si vero propheta in patria nelle pieghe dell’angusto tracciato monegasco. Ecco perché Hamilton in questo 2018 è tanto atteso; nel 2017 s’è definitivamente consacrato, vincendo il quarto iride e mettendosi idealmente in scia a mostri sacri come Prost e quel Senna superato nei numeri, ma soltanto in quelli ovviamente.

Suo adesso il compito di onorare cotanta agognata nobilità, di infilare il suo tris a Montecarlo, di stupire e convincere dando sfoggio dell’immensa classe. Sopperendo con la guida, ove possibile, al noto passo lungo della Mercedes, che in teoria penalizza l’ammiraglia tedesca in circuiti così tortuosi. Hamilton s’è presentato carico a pallettoni in conferenza stampa. Viene da due vittorie consecutive e sogna di allungare su Vettel.

Proprio un anno fa su questa pista la Ferrari conquistò una meravigliosa doppietta, con Hamilton in difficoltà. Ricapitasse quest’anno Vettel si porterebbe a tre vittorie a Montecarlo. Con uno stile di guida meno spettacolare, ma con la stessa efficacia su uno dei circuiti più selettivi. La posta in palio per lo showman Lewis è piuttosto alta…

Antonino Rendina


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