F1 | GP Monaco – Ricciardo non dice noia, ma gioia. Ferrari vittoria politica e 2° posto con un Vettel “mondiale”

Il salotto buono della F1 regala l'ennesimo fine settimana elettrizzante al sabato e soporifero di domenica

F1 | GP Monaco – Ricciardo non dice noia, ma gioia. Ferrari vittoria politica e 2° posto con un Vettel “mondiale”

La settima sinfonia in carriera di Daniel Ricciardo è una perla di guida e tenacia, è abnegazione e determinazione. E’ la vittoria del carattere e della positività, sciolta in un sorriso che si alterna a dolcissime lacrime di gioia. Su un altra pista Ricciardo probabilmente sarebbe stato sverniciato in modo repentino dagli inseguitori, mentre a Montecarlo gli basta chiudersi a Riccio su se stesso, concentrarsi su quel volante e chiedere alla propria classe lo sforzo massimo per un pilota da corsa, vincere rinunciando a due cambiate, col motore strozzato, guidando sotto giri.

E’ stato uno spot per la guida, ma l’entusiasmo per l’impresa monegasca del simpatico e talentuoso alfiere della Red Bull non può da solo nascondere sotto al tappeto la troppa polvere del salottino buono della F1. Come sovente succede nel Principato, ad un sabato elettrizzante ha fatto seguito una gara chiusa dopo la prima tornata di pit-stop. Più la tecnologia delle auto si evolve e più il circuito di Montecarlo diventa anacronistico.

Non è tanto la mancanza di sorpassi, che invero ci sono quando c’è sostanziale differenza di prestazione tra le vetture, ma proprio l’impossiblità di passare in pista un pari livello. Se sei dietro ci rimani. Fine. Montecarlo è un po’ come la famosa pubblicità, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere? Dipende dai gusti. Può piacere vedere un trenino di “pazzi” che lambisce i muretti e si concede anche qualche innocuo bacetto agli stessi. Può annoiare la sostanziale consapevolezza che in condizioni normali succederà ben poco. Monaco dividerà sempre. Il fascino è intatto, ma l’ambientazione fascinosa potrebbe non bastare più a chi cerca spettacolo a tutti i costi (leggasi Liberty Media).

Montecarlo è stata anche una piccola rivincita per la Ferrari dopo tre GP da incubo tra errori e incidenti. Sebastian Vettel ha avuto il polso fermo e la giusta lucidità per portare a casa il miglior risultato possibile. Stavolta il muretto non ha azzardo strane strategie e la Rossa – benché non a suo agio come lo scorso anno – s’è comunque comportata meglio della Mercedes. Strumentali e tendenziosi le critiche a Seb per non aver provato il sorpasso su Ricciardo.

Una scelta invece da applausi. Non sarebbe servito a nulla, su un circuito dove non si passa e contro un avversario che del corpo a corpo fa uno dei suoi cavalli di battaglia, surriscaldare il motore in scia o rovinare ancora di più le mescole ultrasoft, già stressate abbastanza. La sensazione è che Vettel abbia contato fino a dieci e poi fino a venti, dandosi un pizzico sulla pancia e frenando l’istinto di vittoria che sicuramente lo pervade. Dopotutto chiudere davanti a Hamilton rappresenta una mezza vittoria, se alla base c’è la certezza di avere tra le mani la macchina giusta per puntare alla corona iridata. L’importante per la Ferrari era invertire il trend e rimettere le ruote davanti alla Mercedes.

La vittoria in pista tornerà presto, per ora Maranello può festeggiare quella fuori dalla pista: le illazioni e le voci sulle presunte irregolarità all’ERS sono state spazzate via da Charlie Whiting e Jean Todt, per giunta infastiditi dal clima di sospetti alimentato in modo quantomeno ambiguo di alcuni team. Qualcosa sta cambiando.

Antonino Rendina


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1 commento
  1. cevola

    28 maggio 2018 at 21:23

    Non so se conoscete la storia del GP del Canada, ma Hamilton la vincerà facile il prossimo GP…

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Il salotto buono della F1 regala l'ennesimo fine settimana elettrizzante al sabato e soporifero di domenica

di 28 maggio, 2018
F1 | GP Monaco – Ricciardo non dice noia, ma gioia. Ferrari vittoria politica e 2° posto con un Vettel “mondiale”

La settima sinfonia in carriera di Daniel Ricciardo è una perla di guida e tenacia, è abnegazione e determinazione. E’ la vittoria del carattere e della positività, sciolta in un sorriso che si alterna a dolcissime lacrime di gioia. Su un altra pista Ricciardo probabilmente sarebbe stato sverniciato in modo repentino dagli inseguitori, mentre a Montecarlo gli basta chiudersi a Riccio su se stesso, concentrarsi su quel volante e chiedere alla propria classe lo sforzo massimo per un pilota da corsa, vincere rinunciando a due cambiate, col motore strozzato, guidando sotto giri.

E’ stato uno spot per la guida, ma l’entusiasmo per l’impresa monegasca del simpatico e talentuoso alfiere della Red Bull non può da solo nascondere sotto al tappeto la troppa polvere del salottino buono della F1. Come sovente succede nel Principato, ad un sabato elettrizzante ha fatto seguito una gara chiusa dopo la prima tornata di pit-stop. Più la tecnologia delle auto si evolve e più il circuito di Montecarlo diventa anacronistico.

Non è tanto la mancanza di sorpassi, che invero ci sono quando c’è sostanziale differenza di prestazione tra le vetture, ma proprio l’impossiblità di passare in pista un pari livello. Se sei dietro ci rimani. Fine. Montecarlo è un po’ come la famosa pubblicità, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere? Dipende dai gusti. Può piacere vedere un trenino di “pazzi” che lambisce i muretti e si concede anche qualche innocuo bacetto agli stessi. Può annoiare la sostanziale consapevolezza che in condizioni normali succederà ben poco. Monaco dividerà sempre. Il fascino è intatto, ma l’ambientazione fascinosa potrebbe non bastare più a chi cerca spettacolo a tutti i costi (leggasi Liberty Media).

Montecarlo è stata anche una piccola rivincita per la Ferrari dopo tre GP da incubo tra errori e incidenti. Sebastian Vettel ha avuto il polso fermo e la giusta lucidità per portare a casa il miglior risultato possibile. Stavolta il muretto non ha azzardo strane strategie e la Rossa – benché non a suo agio come lo scorso anno – s’è comunque comportata meglio della Mercedes. Strumentali e tendenziosi le critiche a Seb per non aver provato il sorpasso su Ricciardo.

Una scelta invece da applausi. Non sarebbe servito a nulla, su un circuito dove non si passa e contro un avversario che del corpo a corpo fa uno dei suoi cavalli di battaglia, surriscaldare il motore in scia o rovinare ancora di più le mescole ultrasoft, già stressate abbastanza. La sensazione è che Vettel abbia contato fino a dieci e poi fino a venti, dandosi un pizzico sulla pancia e frenando l’istinto di vittoria che sicuramente lo pervade. Dopotutto chiudere davanti a Hamilton rappresenta una mezza vittoria, se alla base c’è la certezza di avere tra le mani la macchina giusta per puntare alla corona iridata. L’importante per la Ferrari era invertire il trend e rimettere le ruote davanti alla Mercedes.

La vittoria in pista tornerà presto, per ora Maranello può festeggiare quella fuori dalla pista: le illazioni e le voci sulle presunte irregolarità all’ERS sono state spazzate via da Charlie Whiting e Jean Todt, per giunta infastiditi dal clima di sospetti alimentato in modo quantomeno ambiguo di alcuni team. Qualcosa sta cambiando.

Antonino Rendina


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