F1 | 24 anni fa ci lasciava Ayrton Senna

"Io voglio vincere sempre. L’opinione secondo cui la cosa importante è competere, è un'assurdità"

F1 | 24 anni fa ci lasciava Ayrton Senna

“Se un giorno dovessi avere un incidente che mi dovesse costare la vita vorrei che fosse sul colpo. Non vorrei passare ore a soffrire in ospedale o passare il resto della vita in una sedia a rotelle. Io voglio vivere intensamente perché io sono una persona intensa”.
Queste le parole di Ayrton Senna, quattro mesi prima di quel maledetto weekend a Imola 24 anni fa…

Un weekend iniziato con lo spaventoso incidente di Rubens Barrichello durante le prove libere del venerdì, cui si sussegue una tragedia il giorno seguente: l’incidente mortale di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve. Forse era il caso di sospendere, era troppo il dolore dei piloti e troppa la preoccupazione di affrontare un gran premio in quelle condizioni. Purtroppo però, nello sport, soprattutto il quello motoristico, “the show must go on” e quindi, si decise di correre.

Ma Ayrton, dopo l’incidente del pilota austriaco, non era più lo stesso…

Si chiuse in silenzio, e nonostante i vari tentativi di farlo ritirare dalla gara, lui volle comunque correre e trovò il coraggio aggrappandosi a quella grande fede che non l’aveva mai abbandonato, nemmeno nel suo ultimo giorno di vita.
Infatti, la sorella Viviane raccontò che al mattino di quel primo maggio del 1994, Senna chiese aiuto a Dio, aprì la Bibbia (che portava sempre con sé) e lesse un verso dove vi era scritto che quel giorno: “Dio gli avrebbe fatto il dono più grande di tutti e cioè Dio stesso”.

Pochi pensavano che Ayrton avrebbe preso parte alla gara, invece, decise di scendere in pista, portando con sé nell’abitacolo la bandiera austriaca per rendere omaggio a Ratzenberger. Contrariamente a quanto faceva di solito, Senna non indossava il casco mentre era fermo in griglia di partenza. Alternava sorrisi malinconici a momenti di serietà, fino a quando indossò il casco e si preparò alla partenza dalla prima posizione.

Un incidente al via, forse un segno del destino che Ayrton doveva fermarsi. Ci furono sei giri con la safety car, e poi la gara riprese normalmente. Al settimo giro, lo schianto tremendo alla curva Tamburello, la macchina in frantumi e Ayrton esanime con la testa appoggiata su un lato. Nell’impatto, il braccetto della sospensione andò a colpire la visiera del pilota, provocando un trauma gravissimo alla testa.
Un silenzio assordante circondava Imola.  I medici diedero i primi soccorsi, uno di loro affermò che Senna, fece un ultimo respiro e poco dopo il suo corpo si rilassò. Venne trasportato in elicottero e nonostante l’apprensione, la gara ripartì proclamando vincitore Michael Schumacher.
Non vi erano fratture sul corpo, ma il trauma cranico riportato è purtroppo fatale; Ayrton spirò alle 18:40.
Sono passati 24 anni ma il ricordo di Ayrton Senna continua a vivere nella gente che è cresciuta con le sue gesta, nei piloti per i quali è un punto di riferimento. Non si ama Ayrton solo per le imprese in pista, lo si ama per il grande cuore e la grande umanità che mancano nello sport di oggi, dove si dà più importanza alle polemiche, rispetto a una bella gara. Ayrton ha avuto tanti rivali, uno fra tutti Alain Prost. Ci sono state molte lotte in pista tra di loro, forse nulla in confronto alle gare odierne, ma c’era il rispetto reciproco. E’ questo che fanno i veri campioni…

Ciao Ayrton

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1 commento
  1. Roby Bad

    1 maggio 2018 at 12:11

    Questa mattina pensavo a quel tragico gran premio. Ayrton era d sempre il rivale da battere della Ferrari però come tifoso della rossa lo stimavo e rispettavo. Vincere contro di lui era davvero impresa ardua.
    Piccolo appunto. Non fu il piantone dello sterzo a colpirlo ma il braccetto della ruota anteriore destra. Il piantone invece fu la causa del disastro. Piantone limato per permettere una posizione più comoda al brasiliano. Forse operazione tecnica fatta in maniera troppo grossolana. Ci fu un intero processo per questa ragione. Riposa in pace grande campione !!!

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