Chilton: “La morte di Bianchi mi ha segnato. Impossibile per me guardare le immagini”

Nel 2016 l'inglese ex Marussia correrà in IndyCar per Chip Ganassi

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Chilton: “La morte di Bianchi mi ha segnato. Impossibile per me guardare le immagini”
Max Chilton e Jules Bianchi

Lo avevamo lasciato ad ottobre del 2014 pilota di F1 appiedato da una Marussia divorata dai debiti e non solo, lo ritroviamo oggi fresco di contratto con Chip Ganassi per disputare il campionato di IndyCar al volante della Chevrolet #8, fino a ieri nelle mani di Sage Karam e Sebastian Saavedra.

Max Chilton è ormai pronto ad immergersi nella nuova avventura che scatterà da marzo sul circuito di St. Petersburg.

“E’ un grosso cambiamento quello che ho dovuto affrontare ma in questi anni ho imparato che nella vita non si può pianificare niente. Come il 99% degli altri ragazzi sognavo il Circus e di questa categoria non mi importava molto. Ora mi trovo qui, quindi è proprio vero il detto “mai dire mai”. Posso comunque ritenermi fortunato. Un assaggio l’ho avuto e ho passato momenti straordinari” – le parole dell’inglese al Sun.

“Purtroppo quanto accaduto a Bianchi ha fatto terminare tutto tragicamente e all’improvviso. Quel giorno (5/10) sarebbe potuto capitare pure a me visto che nel corso della tornata precedente in una curva stavo perdendo il controllo dell’auto a causa dello scarso downforce – ha confidato – La scomparsa di Jules mi ha davvero segnato nel profondo. Non sono neppure mai riuscito a guardare le immagini dell’incidente! Essendo mio compagno di squadra lo consideravo l’avversario numero uno, in realtà in due stagioni mi ha insegnato tantissimo. Era un giovane di talento e sono certo che avrebbe fatto una grande carriera”.

“La cosa strana è che quando è arrivata la notizia della sua morte (17/7/2015) io ho vinto la gara nell’Iowa, appena alla mia seconda apparizione in Indy Lights – il racconto del 25enne – Successivamente a Laguna Seca ho conquistato la pole infrangendo il record del tempo sul giro che reggeva da 17 anni. Due risultati che mi stavano incentivando a rimanere in America, poi però a Pocono l’incredibile fatalità che ha colpito Justin Wilson ha incrinato la mia convinzione”.

“A quel punto ci ho riflettuto su e alla fine ho deciso di proseguire. Mi è tornato alla mente l’episodio di Silverstone nel mio ultimo mondiale nella massima serie. Durante il GP la ruota della Ferrari di Raikkonen mi aveva mancato per pochissimi centimetri. Fosse stata la mia ora per me non ci sarebbe stato scampo…” – la triste conclusione.

Chiara Rainis

2nd febbraio, 2016

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